tabacco e tabagismo, dalle origini ai giorni nostri

27 Maggio 2018 0 Di Alessandro Livi

Il primo resoconto sul tabacco lo abbiamo da alcuni inviati di Colombo nell’isola di Guanahani, poi rinominata San Salvador, che riferirono di aver visto alcuni indigeni che tenevano in mano un piccolo tizzone o rotolino di erba da cui “bevevano” il fumo. L’erba bruciata si chiamava “Cohiba” (termine che oggi identifica una famosa marca di sigari cubani) e il tizzone “Tabaco”.

John Vanderlyn (1775-1852) olio su tela, sbarco sull’isola di Guanahani di Cristoforo Colombo il 12 Ottobre del 1492

Poi si prese la parte per il tutto ed ha prevalso quest’ultima voce. Altri pensano che il nome derivi da quello della Provincia di San Domingo, chiamata “Tabaco” dove nel 1496 fu trovata per la prima volta questa solanacea (Nicotiana tabacum) le cui foglie essiccate, ancora oggi, si fumano, si trinciano, o si polverizzano per fiutarle. La leggenda vuole che Rodrido de Jerez, marinaio che fece parte della spedizione di Colombo, sia stato quello che contribuì alla diffusione del fumo di tabacco. Proprio a causa di questa abitudine passò molti anni in carcere a Cuba; il motivo, si racconta, perchè “ritenuto posseduto dal diavolo” in conseguenza delle nuvole di fumo che gli uscivano dalla bocca e dal naso. Per certo si sa che dalla Spagna e dal Portogallo il tabacco fu importato successivamente  in Francia attraverso Giovanni Nicot, ambasciatore di Francia in Portogllo, dove Caterina de Medici, moglie di Enrico II, apprezzò a tal punto le qualità del nuovo prodotto che contribuì notevolmente alla sua diffusione. Per quanto riguarda l’Italia il tabacco fu importato in Toscana nella seconda metà del XVI secolo  e di qui si diffuse nel resto della penisola. All’inizio, grazie anche al fatto che il tabacco produce dei fiori rosa a forma di campanula, la pianta venne sfruttata solo per le sue qualità botaniche e quindi di abbellimento dei giardini. In quel periodo  non veniva indicato come tabacco ma, di volta in volta come “erba della regina” (in onore di Caterina II), “erba Tornabuoni” (ambasciatore del duca di Firenze  Cosimo I  presso la corte di Francia che mandò dei semi in Toscana), “erba del gran priore (il figlio di Caterina II), “erba Santa Croce” (dal Cardinale Santa Croce nunzio in Portogallo che inviò i semi a Roma), “nicoziana” (dall’ambasciatore francese Nicot).  Alla fine prevalse il termine “tabacco”.  

L’usanza del “fumare” non inizia certamente con la scoperta del tabacco da parte del Vecchio Mondo. I Maya sono la prima popolazione per cui abbiamo notizie certe sulla loro consuetudine a fumare. Nel tempio di Palenque nello Yucatan vi è una incisione che raffigura un sacerdote maya nell’atto di fumare (secolo VI-VII). Gli stessi indigeni dell’America pre-colombiana consumavano certamente il tabacco che veniva utilizzato in molti modi: masticato, sniffato, bevuto a mò di infuso, e naturalmente fumato. Per gli Atzecchi la sacralità del tabacco derivava dal fatto che esso era considerato  come il corpo della dea Cihuacohatl, credenza che fu adottata poi dagli sciamani amerindi e pellirossa ,i quali continuarono ad usare la pianta mescolata con altre sostanze per ottenere stati di trance o allucinazioni. Quando lo fumavano utilizzavano dei sottili rametti di legno cavi all’interno oppure dei tubi di fango che venivano riempiti di erba triturata. Quando invece decidevano di sniffarlo le foglie venivano sminuzzate fino a renderle polvere. Ancora oggi gli sciamani della regione del Warao in Venezuela utilizzano una mistura composta per lo più di tabacco per raggiungere gli stati di trance nel corso di rituali sacri. Su questo sito si possono avere maggiori informazioni sull’utilizzo del tabacco nei tempi antichi.

Non tutti sanno  che la parola “tabacco” esisteva in Italia prima ancora della scoperta della pianta di Nicotiana tabacum e indicava una bevanda medicinale aromatica che “generava calore” e che veniva ricavata dall’Inula Viscosa il cui nome arabo era “Tubbaq”. Questo nome si incrociò, secondo il Clavigero (cfr La Storia antica del Messico) con l’Haitiano “Tobaco”, attraverso lo spagnolo “Tabaco”. Il verbo derivato “tabaccare” veniva utilizzato da Luigi Pulci  illustre poeta e letterato del XV secolo nel suo “Morgante” con il significato di “attirare piacevolmente” e per Anton Francesco Doni “tabacchino” era chi corteggiava tutte le donne .

I monaci in generale, ebbero un ruolo fondamentale nello sviluppo della produzione e del consumo di questa nuova pianta. Fu proprio negli orti dei monasteri che iniziarono le prime colture sperimentali del tabacco a scopo officinale, per la cura di varie patologie; ed è sempre ai monaci che si fa derivare l’usanza di fiutare la polvere di tabacco, che essi producevano in artigianali macinatoi di pietra. Verso la fine del XVI secolo, iniziò a diffondersi anche l’uso della pipa e la consuetudine di fumare con essa le foglie trinciate del tabacco.

Il sivigliano Nico Monardes fu il primo autore medico a lodare per scritto le virtù del tabacco attribuendone benefici effetti in chi soffriva di artrite e di “malo respiro” se somministrato per bocca come infuso, mentre masticato curava l’emicrania (male di cui soffriva Caterina de Medici che trasse notevole beneficio dall’uso del tabacco masticato) ed il mal di denti. Vennero prodotte anche “pillole di tabacco” che venivano raccomandate di volta in volta per tutti quei mali per i quali non vi era un rimedio efficace. Un opuscolo dell’inizio del XVII secolo scritto da Battista della Porta descrive in un capitolo  le “virtù dell’herba Tabaco” in cui, tra l’altro, si riporta  l’efficacia dell’olio ricavato dai suoi semi nel trattamento dei pidocchi nei bambini. Veniva  inoltre spalmato  sui morsi di vipera dopo prolungata masticazione, insufflato nel retto come manovra di rianimazione, frizionato sull’addome per provocare vomito od evacuazione, unito a mele ed aceto sotto forma di sciroppo (sciroppo di Quercetan)  si utilizzava  nel mal di denti e nelle otiti. Nonostante i  molti usi ne veniva sempre consigliato un impiego prudente in quanto poteva determinare sintomi più o meno gravi di intossicazione come tremito generale, vertigini, paralisi, insensibilità,  fino alla morte.

Nonostante l’ottima accoglienza che il tabacco ricevette al suo ingresso nel vecchio mondo non mancano tuttavia notizie sulla forte opposizione al suo consumo da parte di monarchi e governanti. Siviglia, ad esempio, nonostante sia  stata la prima città europea dove si fumava liberamente, successivamente pose un fermo  divieto all’utilizzo del tabacco, E i divieti a quei tempi erano molto più punitivi di quelli attuali. Per esempio nella metà del XVII secolo  il sultano turco Murad IV era solito punire  gli uomini che sorprendeva a fumare sul campo di battaglia con la decapitazione, smembramento o nei migliori dei casi, con la mutilazione delle mani. Nella regione tedesca di Luneberg viene vietato l’utilizzo del tabacco in tutte le sue forme pena…..la pena di morte. Nella Russia dello zar Alexis Mikhailovitch si ricorreva invece  alla mutilazione del naso. Nel 1642 Papa Urbano VIII impone con la bolla Cum ecclesiae divinae cultui la scomunica a chi fuma ed in particolare a chi “sniffa” tabacco nelle chiese della diocesi di Siviglia. Innocenzo X nel 1650 e Innocenzo XI nel 1681 vietano l’uso del tabacco nella basilica di S. Pietro. Il divieto nasce esclusivamente per motivi di ordine pubblico e di natura igienica proprio per evitare che i fedeli durante la messa imbrattassero il pavimento delle chiese con i loro sputi  oppure disturbassero lo svolgimento delle sacre funzioni starnutendo in continuazione. Monsignor Pompeo Sarnelli nel 1716 nelle sue Lettere Ecclesiastiche afferma “essere sconveniente alla civiltà il fradiciume di quella polvere, così spesso ficcata nel naso, e spesso di quello gocciolante, e che non convenga prenderlo in ogni tempo, in ogni luogo, ed al cospetto di ogni persona; tanto più che provoca lo starnuto che scuote il cervello con violenza e perciò essere indecentissimo nei ministeri. Molto più essere indecente se lo prendi in bocca perchè è stomachevole ruminar fra denti quella tetra e letaminosa materia con aliti puzzolenti”. Nel 1725 papa Benedetto XIII revoca la minaccia di scomunica preoccupato anche per il fatto di evitare il continuo andirivieni, durante la messa, di fedeli che, non potendo astenersi dal fumo, uscivano dalle chiese provocando confusione e continuo disturbo. A questa decisione contribuì anche il parere dei medici sugli effetti terapeutici favorevoli che il tabacco, in quel periodo, si riteneva avesse. Sta di fatto che della fine del XVII secolo l’abitudine del fumo invade tutti i continenti. Raggiunge zone artiche e deserti ardenti, città e campagne; non vi è nella storia dell’uomo una usanza che si diffonde in così poco tempo e in modo così ampio come il fumo di tabacco. Gli stati, visto il business che si stava sviluppando attorno al tabacco ne approfittarono subito imponendo una tassazione sulla vendita; la Spagna nel 1611 il Portogallo (1644), l’Austria (1670); in Francia Luigi XIII emanò un decreto nel 1629 che prevedeva il pagamento di 30 soldi a libbra per i tabacchi che provenivano dall’estero ad esclusione di quelli che erano prodotti alle Barbados e nelle Isole Occidentali allo scopo di favorire la produzione ed il commercio in quelle colonie.

All’inizio  era più diffuso il sigaro che in breve tempo venne soppiantato dalla sigaretta  di umili origini in quanto si dice sia stata inventata da un mendicante che approfittando delle cicche dei sigari si “costruiva” degli antenati della moderna sigaretta (in spagnolo “papelillo). La crisi economica della metà del XIX secolo contribuì alla sua diffusione. Nel 1853 a l’Avana fu fondata la prima fabbrica di produzione di sigarette. Inizialmente venivano confezionate manualmente, successivamente dal 1860 il processo di produzione venne meccanizzato. La prima vittima riconosciuta del tabacco fu nel 1851 un belga che venne avvelenato dal fratello della moglie utilizzando la nicotina, alcaloide vegetale estratto dalle sigarette. Nel 1807  la nicotina  venne infatti isolata per la prima volta dall’italiano Gaspare Cerioli e successivamente nel 1809 da Louis Nicolas Vauqueli; pochi anni dopo ne vennero dimostrati gli effetti tossici con esperimenti condotti sugli animali.

“A fogu aintru”, Cici Peis, olio su masonite, 2014.

Tra i vari modi curiosi di fumare il tabacco vi è quello descritto da Carlo Maxia nel 1956 in uso tra gli anziani di molte zone della Sardegna: è il cosiddetto “fogu a intru” (letteralmente “con il fuoco all’interno”) che consiste nell’introdurre in bocca il sigaro dalla parte accesa e così consumarlo, aspirando in modo regolare, fino alla fine senza mai toglierlo dalla bocca. Sulle origini  e motivazioni alla base di questo curioso modo di fumare, unico al mondo, sembrerebbero esserci motivazioni economiche in quanto il sigaro veniva consumato in modo più lento per via dello strato  più spesso di cenere resa più umida dalla saliva che circondava il lato del sigaro acceso che veniva tenuto in bocca. 

Alcune tribù dell’America del Sud invece utilizzano il “rapè” una polvere di tabacco e di altre erbe considerate magiche. Lo sciamano riempie una pipetta ( cannetta di 30cm circa di lunghezza e 2/3cm di diametro) con il rapè quindi posiziona un estremo della canna in una delle narici di un indigeno e con l’altra estremità soffia la polvere nella narice. A seconda dell’effetto che si vuole ottenere si utilizza il soffio più appropriato; si può quindi praticare  un soffio ad intensità costante e per un periodo prolungato oppure un soffio che inizia con bassa intensità che viene  aumentato gradatamente fino ad  essere bruscamente interrotto coprendo l’estremità della pipa con la lingua.

Tra i personaggi della Chiesa si sa che Pio IX amava fiutare tabacco mentre  San Giovanni XXIII era un blando fumatore di sigarette, almeno da monsignore e cardinale; la  foto a lato, ai tempi della nunziatura di Parigi, lo ritrarre con una sigaretta fra le dita. Lo Chiesa, del resto, almeno nei tempi moderni, non ha mai condannato l’uso del tabacco in sé ma il suo «eccesso». A chi glielo chiedeva, nel 2013, padre Federico Lombardi, Direttore della Sala stampa Vaticana spiegava che i cardinali «sono liberi di fumare» purché lo facciano «nei luoghi aperti e non in quelli comuni».

Già dalla fine del 1800 si era osservata una maggior frequenza di tumori del labbro inferiore e della lingua nei fumatori di pipa inizialmente attribuita più alla temperatura elevata in prossimità dell’imboccatura della pipa che al processo di combustione. Intorno agli anni 40 del 900 autori olandesi pubblicarono dati retrospettivi che indicavano un aumento della frequenza dei tumori nei fumatori rispetto ai non fumatori. Sempre nello stesso periodo Buerger riporta una maggiore frequenza di “claudicatio intermittens” degli arti inferiori (malattia che causa una stenosi su base arteriosclerotica degli arti inferiori) in chi fuma. Nel 1956 l’OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) dichiara che il tabacco è la prima causa evitabile di morte prematura. Nel 1962 il Royal College of Physicians di Londra rivela un più alto tasso di mortalità per cancro del polmone nei fumatori rispetto ai non fumatori. Nel 1964 viene pubblicato  “il rapporto Terry” commissionato dall’allora presidente degli Stati Uniti John Kennedy. In esso si legge ” il fumo delle sigarette è un pericolo così grave per la salute da giustificare l’adozione di appropriate misure preventive. Il fumo delle sigarette causa il cancro polmonare negli uomini. Per le donne le prove, benchè meno estese,  conducono alla stessa conclusione.  Per la sua entità l’effetto del fumo delle sigarette  supera di molto tutti gli altri fattori incluso l’inquinamento dell’aria. Il fumo delle sigarette è la causa più importante della bronchite cronica; accresce inoltre il pericolo di morte per enfisema polmonare.” Il rapporto ebbe una risonanza mondiale eccezionale. Dopo poche ore questo era l’articolo che campeggiava in prima pagina sul New York Herald Tribune : ” E’ ufficiale : il fumo delle sigarette può uccidere.” 

Oggi sappiamo che la combustione provocato dalla accensione di una sigaretta produce più di 4000 sostanze. La sua temperatura varia dai circa 30 °C all’estremità vicina alle labbra fino ad arrivare ai 900 °C alla estremità accesa. Con il calore vengono sia decomposte che sintetizzate sostanze. Ogni sigaretta produce mediamente 500 mg di fumo in prevalenza sotto forma di gas ed in una percentuale inferiore al 10% sotto forma di particelle. Tra le sostanze più dannose prodotte dalla combustione della sigaretta ricordiamo il monossido di carbonio (gas che interferisce con il trasporto dell’ossigeno), il catrame (parte solida del fumo che va a depositarsi come una vernice lungo le vie aeree estremamente cancerogeno), l’arsenico e le nitrosamine, tutta una serie di sostanze irritanti come ossido di azoto, acido cianidrico, ammoniaca (converte la nicotina in un gas rendendola più facilmente assorbibile da polmoni e sangue  aumentando il suo effetto da dipendenza), fenoli e quindi la nicotina alcaloide che determina la dipendenza. Allo stato puro la nicotina  si presenta in forma liquida incolore ed oleosa che scurisce in presenza della luce. La dose mortale per un uomo varia intorno ai 30 centigrammi quantità contenuta mediamente in una trentina di sigarette. La nicotina viene utilizzata per confezionare insetticidi. Viene classificata come sostanza psicotropa che agisce sul sistema nervoso sia centrale che, maggiormente, periferico con effetti fisici (tachicardia, aumento pressione arteriosa) e psichici (aumento della concentrazione, riduzione della tensione etc) per effetto di un aumento dei processi cognitivi, della performance psicomotoria e per le sue proprietà ansiolitiche e antidepressive. Il piacere del fumare è appunto connesso con la capacità della nicotina di indurre uno stato di benessere psichico e/o di rimuovere uno stato di malessere.

Nei paesi occidentali il fumo di sigaretta ha raggiunto la sua massima diffusione negli anni ’40 e ’50 del 900 quando è documentato che fumassero il 75% degli uomini e il 30% delle donne. Da allora, queste percentuali sono diminuite molto in risposta alle intense campagne promosse dalla Sanità Pubblica e dalla legislazione. Attualmente si pensa che in Europa la prevalenza del fumo raggiunge circa il 50%, mentre nel sud-est asiatico e nell’Asia dell’est la prevalenza è aumentata notevolmente, più tra gli uomini, anche se negli ultimi 2-3 decenni sempre più donne fumano. L’Asia è un bersaglio molto appetibile per le campagne di marketing promosse dall’industria del tabacco. Più del 50% degli uomini in Asia fuma ancora oggi: per ogni tre sigarette fumate nel mondo, una è in Cina, dove si dice che esistano più di 1000 marchi di sigarette.

Il rapporto annuale 2017 dell’Istituto Superiore di Sanità sul fumo stima che:

  • circa 6 milioni di persone muoiono ogni anno nel mondo (circa 80.000 in Italia) a causa del fumo, una cifra che è destinata a crescere a più di 8 milioni l’anno entro il 2030, senza un impegno concreto;
  • il 28% dei fumatori consuma un pacchetto o più al giorno;
  • I fumatori nel mondo (2015) sono 933,1 milioni di cui l’82% uomini; in Italia fuma il 23,9% dei maschi ed il 20,8% delle donne ((in totale circa 12 milioni);
  • la maggior parte degli adolescenti (53,2%) dichiara di aver cominciato a fumare perchè Influenzato dagli amici, compagni di scuola o in occasione di feste;
  • il 94% dei fumatori dichiara di fumare sigarette mentre il 14,8% sigarette fatte a mano, il 3,6% sigari ed il 3,4 sigaretti.

In molti paesi sviluppati il declino della prevalenza è il risultato delle campagne anti-fumo dei media, dell’aumento del prezzo del tabacco, delle proibizioni della pubblicità sul tabacco, delle restrizioni del consumo di sigarette nei luoghi pubblici e sul posto di lavoro e della introduzione di farmacoterapie per smettere di fumare. L’OMS stima che il fumo sia la causa del 4% del peso globale di malattia.

È stato stimato che un fumatore su due muore prematuramente per malattie connesse al fumo. Non è però chiaro perché certe persone siano più suscettibili di altre agli effetti negativi del fumo. Mentre la nicotina è il componente del tabacco che dà dipendenza, in termini di complicazioni è uno dei componenti meno nocivi. L’inalazione dei gas, delle sostanze particolate e dei circa 4000 costituenti che si stima siano presenti nel fumo del tabacco è associata a una vasta gamma di conseguenze negative. Il fumo inibisce il riflesso di tossire, la funzionalità ciliare e la risposta immunitaria; questi fattori predispongono alle bronchiti acute. Episodi ripetuti di bronchiti acute possono essere seguiti da bronchiti croniche, broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO), ed enfisema condizione, quest’ultima, caratterizzata da alterazioni strutturali irreversibili dell’alveolo. Fumare intensamente altera la vasodilatazione arteriosa che a livello cronico si traduce in infiammazione endoteliale che a sua volta causa formazione di ateromi (placca giallastra che si forma all’interno delle arterie colpite da aterosclerosi). Anche il profilo dei lipidi viene alterato nei fumatori con livelli più alti di colesterolo LDL, di trigliceridi abbassando contemporaneamente il livello dell’HDL (colesterolo “buono”). Questi effetti portano ad un aumento del rischio di malattia nell’intero sistema vascolare, sia nei fumatori attivi sia in quelli passivi, compreso l’infarto miocardico, gli incidenti cerebrovascolari e l’ischemia periferica.
Molti degli effetti del fumo sul sistema vascolare sono reversibili.
L’inversione comincia entro i primi giorni dalla ridotta esposizione al monossido di carbonio e altre tossine.
Il rischio di carcinoma, in particolare quello dei polmoni, è molto alto nei fumatori e continua a svilupparsi anche diversi anni dopo aver smesso di fumare. Il rischio di cancro polmonare è 22 volte più elevato tra gli uomini che fumano che tra i non fumatori. È molto probabile che la causa di questi carcinomi sia dovuta a una moltitudine di fattori e nel fumo di tabacco è stata documentata la presenza di più di 20 cancerogeni.

L’astinenza dalla nicotina si verifica quando il suo uso è bruscamente interrotto, o quando ne è stata ridotta la quantità usata, ed è poi seguita entro 24 ore da sintomi o segni come  ansia, disagio, aggressività, desiderio di fumare, incapacità a concentrarsi, aumento dell’appetito e malumore generale. Questi sintomi acuti si manifestano in alcuni fumatori anche tra una sigaretta e l’altra, poiché i livelli della nicotina nel sangue diminuiscono rapidamente. Quando un paziente smette di fumare, i sintomi dell’astinenza possono continuare per diversi giorni o settimane.
I sintomi a lungo termine dell’astinenza possono comprendere la depressione e un infrequente ma irritante desiderio di fumare, connessi a situazioni di angoscia psicologica e altri forti stimoli, spesso negativi.

Quando si decide di voler smettere di fumare la modalità più utilizzata  è quella della astensione brusca e totale. Tuttavia, la maggioranza dei fumatori che cercano di smettere di colpo ritornano al fumo  e sono necessari molteplici tentativi per tanti anni per raggiungere l’astinenza permanente. Maggior successo si ottiene ricorrendo all’aiuto della  terapia sostitutiva a base di nicotina somministrata sotto forma di gomme da masticare, cerotti, spray nasale, inalatori e pastiglie; il periodo di utilizzo non deve essere inferiore ai 2 mesi. Si può ricorrere in alternativa a farmaci come il bupropione che aiuta perchè aumenta il rilascio di serotonina e noradrenalina oppure la vareniclina che riduce  gli effetti  psicologici della nicotina.

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