interruzione volontaria di gravidanza

2 Dicembre 2018 0 Di Alessandro Livi

La Legge 194 del 22 maggio 1978 dal Parlamento italiano, è un’importante legge di sanità pubblica, finalizzata sia a prevenire il ricorso all’aborto, sia ad eliminare quello clandestino sia a regolare le procedure per l’interruzione volontaria della gravidanza (IVG), considerata come ultima risorsa  e non come strumento per il controllo delle nascite.

Il consultorio familiare viene indicato come servizio cardine per la promozione della salute riproduttiva al quale la donna si rivolge entro i primi 90 giorni di gravidanza  per tutti quei motivi per i quali  la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternita’ comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui e’ avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito.

La richiesta di IVG è effettuata personalmente dalla donna. Nel caso delle minorenni, è necessario l’assenso da parte di chi esercita la potestà o la tutela. Tuttavia se, entro i primi 90 giorni, chi esercita la potestà o la tutela è difficilmente consultabile o si rifiuta di dare l’assenso, è possibile ricorrere al giudice tutelare. Nel caso in cui la donna sia stata interdetta per infermità di mente, la richiesta di intervento deve essere fatta anche dal suo tutore o dal marito, che non sia legalmente separato.

Quando il medico del consultorio o della struttura socio-sanitaria, o il medico di fiducia, riscontra l’esistenza di condizioni tali da rendere urgente l’intervento, rilascia immediatamente alla donna un certificato attestante l’urgenza. Con tale certificato la donna stessa puo’ presentarsi ad una delle sedi autorizzate a praticare la interruzione della gravidanza.

In assenza di urgenza il medico del consultorio rilascia alla donna un certificato attestante lo stato di gravidanza e l’avvenuta richiesta, e la invita a soprassedere per sette giorni. Trascorsi i sette giorni, la donna può presentarsi, per ottenere la interruzione della gravidanza, sulla base del documento rilasciatole  presso una delle sedi autorizzate.

L’interruzione volontaria della gravidanza, dopo i primi novanta giorni, puo’ essere praticata:

a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna;

b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinino un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna.

Gli interventi vengono  praticati in genere presso gli ospedali pubblici specializzati.

La sorveglianza epidemiologica del fenomeno è stata indicata come una priorità dal legislatore, che ha imposto la notifica obbligatoria di ogni IVG e la presentazione al Parlamento, da parte del Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, di una relazione annuale sul fenomeno. Dal 1980 è operativo un Sistema di sorveglianza attivo che vede impegnati l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), il Ministero della Salute  e l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) da una parte, le Regioni e le Province autonome.

Dai dati della   Relazione al Parlamento IVG 2017, dati 2016 emerge che anche nel 2016 è proseguito l’andamento in diminuzione del fenomeno, anche se in entità minore rispetto agli anni precedenti. Nel 2016, infatti, il numero di IVG è stato pari a 84.926 con una diminuzione del 3.1% rispetto al dato del 2015, quando ne erano state registrate 87.639. Le IVG cioè si sono più che dimezzate rispetto alle 234.801 del 1982, anno in cui si è riscontrato il valore più alto in Italia.

 

Da luglio 2009 l’Agenzia Italiana del Farmaco  (AIFA) ha autorizzato la commercializzazione in Italia del mifepristone (antiprogestinico di sintesi) in associazione ad una prostaglandina dando avvio all’utilizzo del metodo farmacologico della IVG.

Nell’ambito della ASL RM/1 (ex E) da  luglio 2018 è stato attivato, presso il Presidio Centro S. Anna di Via Garigliano, il servizio di Interruzione Volontaria di Gravidanza tramite procedura farmacologica (somministrazione del farmaco RU 486), che, essendo applicabile solo entro la settima settimana (49 giorni di amenorrea), richiede una diagnosi di gravidanza molto precoce.
Le modalità di appuntamento sono le seguenti:  dal LUNEDI’ AL SABATO dalle ore 11.00 alle ore 13.00, telefonando al n. 06 77302662.
Secondo quanto raccomandato nel Protocollo della  Regione Lazio, il percorso prevede tre accessi in regime di Day Hospital:
1°accesso: accettazione e triage della paziente, datazione ecografica se non già effettuata dalla pz, prelievo ematico per emocromo e gruppo sanguigno e fattore Rh, colloquio informativo e raccolta del consenso della pz, counselling contraccettivo (se non già effettuato presso il Consultorio), somministrazione di Mifepristone (Mifegyne) 600mg per via orale;
2° accesso: (a 36-48 ore dall’assunzione del primo farmaco): somministrazione dell’analogo di prostaglandina, Misoprostolo 400µg per via sublinguale, osservazione della pz per una durata di circa 3-4 ore, con eventuale somministrazione di farmaci analgesici, antiemetici, antipiretici, immunoprofilassi antiD (in caso Rh Negativo);
3° accesso: (a distanza di 15 giorni dalla somministrazione del secondo farmaco): controllo della paziente con: dosaggio delle Beta HCG plasmatiche  ed eventuale ecografia.

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