la circoncisione tra ritualità, scienza e giurisprudenza

23 Ottobre 2017 0 Di Alessandro Livi

Si stima che ad oggi circa il 20 % della popolazione maschile mondiale si sia sottoposto ad intervento di circoncisione; di questo il 60 % è residente negli Stati Uniti. Nell’antichità la circoncisione maschile era diffusa nelle culture di diversi popoli del mondo. Ad eccezione dell’Europa e dell’Asia non semitica si può dire che tale intervento veniva praticato con diverse finalità da numerose popolazioni. Consisteva in una semplice incisione della pelle oppure nell’amputazione dell’intero prepuzio.

Bernardo Zenale, “Circoncisione” (dett.), 1510 circa

Ma per quale motivo era stata istituita la circoncisione  ossia il taglio del prepuzio maschile (la cute che ricopre l’estremità del pene)  in assenza di indicazioni mediche ? 

A- Circoncisione come strumento di rappresentazione di riti  religiosi

Il rito della circoncisione di Yeshùa è descritto nella Bibbia in modo assai sobrio. È più per riferire l’imposizione del nome che per il rito in se stesso: “Quando furono compiuti gli otto giorni dopo i quali egli doveva essere circonciso, gli fu messo il nome di Gesù, che gli era stato dato dall’angelo prima che egli fosse concepito” (Lc 2:21). Imposta da Dio ad Abramo, la circoncisione  doveva essere applicata a tutti, schiavi compresi, quale segno dell’alleanza tra Dio, Abramo e la sua discendenza. Secondo il volere di Dio,  il patto stretto da lui con Abramo doveva  essere sanzionato nell’atto della circoncisione; vale a dire, la circoncisione doveva essere un segno esterno e distintivo della  alleanza con Dio oltre che  sigillo della sua protezione e benedizione per Israele; ma, come le Sacre Scritture più volte riportano,  senza l’intima adesione all’alleanza con Dio, che per un ebreo si concretizza nell’osservanza della legge, la circoncisione rimane  però un segno vuoto.  Nell’ambiente greco-romano la circoncisione, considerata una mutilazione indecente, era un marchio fisico (fin troppo visibile in una palestra dove si entrava nudi) per il quale gli ebrei venivano immediatamente riconosciuti e derisi.

La circoncisione doveva essere fatta nell’ottavo giorno dalla nascita del maschio e veniva praticata  con un coltello di pietra. L’uso di un coltello di pietra  indica che l’origine della circoncisione era iniziata nell’età della pietra, quando la selce era l’unico mezzo tagliente che si possedeva. Il padre (o, in caso di sua morte, la madre) compiva di persona la cerimonia  mediante un taglio circolare: da qui il nome italiano (latino circum, “intorno”; latino incidere). Tale cerimonia ha per la maggior parte degli ebrei  il sopravvento anche sul riposo sabbatico.

Nella comunità romana ebraica è in uso una cerimonia detta Mishmara (guardia/vigilanza). Tale uso è comunemente fatto risalire agli insegnamenti mistici di maestri della Kabbalah, disciplina  che insegna l’antica saggezza che svela i segreti del cosmo e della vita; letteralmente la parola Kabbalah vuol dire “ricevere” ed è lo studio di come raggiungere l’appagamento nella propria vita. La  Mishmara  è un rito le cui origini risalgono a tre secoli fa eppure la maggior parte dei testi che trattano della circoncisione non menziona tale cerimonia. La Mishmara si svolge solitamente la sera prima della circoncisione (ottavo giorno dalla nascita); i membri della famiglia e gli amici si riuniscono nella casa del neonato per un banchetto.  Gli uomini recitano salmi, versetti della Genesi, inni liturgici. Rabbini o dotti sono invitati a fare una lezione  o ad organizzare uno studio ( limud) di legge ebraica (Torà). La serata si conclude con la preghiera notturna, recitata accanto alla culla del neonato. Le donne sono presenti alla cerimonia ma la loro partecipazione è limitata agli aspetti sociali della serata, come la distribuzione di dolci agli ospiti, tra cui  la “pizza” (duro impasto con pezzi di frutta candita), dolce tradizionale della Mishmara.

Presso gli ebrei ashkenaziti  discendenti delle comunità ebraiche medievali  della regione franco-tedesca del Reno (e aschenazita significa appunto “tedesco”), alla vigilia della circoncisione, bambini in eta scolare vengono accompagnati a casa dei genitori del neonato, per recitare accanto a lui le preghiere solitamente dette prima di coricarsi. I bambini vengono poi ricompensati con dolci. II padre del neonato rimane sveglio tutta la notte, recitando passi tratti dalla Kabbalah e salmi. Lo scopo della veglia è di salvaguardare il bimbo dalle forze maligne che cercano di causargli del male e di impedirgli di entrare nel patto di Abramo. Le donne non partecipano a tale cerimonia. Anche il circoncisore, il padrino, parenti stretti e amici si ritrovano in casa dei genitori per recitare salmi e preghiere. II circoncisore visita il bambino per stabilire se è pronto per l’operazione. Sotto il materasso del neonato viene posta una Torà, mentre i genitori leggono la preghiera propiziatoria affinchè il figlio metta in pratica tutti gli insegnamenti biblici. II bambino viene vegliato almeno fino a dopo la mezzanotte. Anche in questa occasione vengono serviti vino e cibi prelibati. II coltello del circoncisore viene posto sotto il cuscino su cui il bimbo sta dormendo, fino alla mattina successiva. Questo serve come protezione contro le forze del male. Un altro motivo è che, qualora la circoncisione cada di Shabbat, il coltello deve essere portato prima della festa nel luogo dove il bambino verrà circonciso. Ponendolo sotto il cuscino, potrà essere spostato da un luogo all’ altro insieme al bambino, senza trasgredire a nessun divieto dello Shabbat. (cfr Eric Karsenty: La Mishmara degli ebrei romani))

 Gli ebrei Chassidim (movimento di massa  ebraico basato sul rinnovamento spirituale dell’ebraismo ortodosso, sorto nella Polonia del XVIII secolo) usano vegliare solo la vigilia.  Senza un invito formale, i parenti maschi si raccolgono a casa dei genitori, per studiare la Torà e consumare un piatto a base di ceci, recitando salmi e passaggi biblici. II pasto di ceci è un simbolo tradizionale di lutto e tale connotato viene rafforzato dall’assenza di un invito formale. II motivo è che bisogna confortare il bambino che è appunto considerato in lutto. La tradizione riportata dal Talmud Babilonese racconta infatti che un angelo insegna tutta la legge scritta (Torà) al bambino mentre si trova ancora nel ventre materno, ma, alla nascita, gli tocca il labbro con un dito, per fargli dimenticare tutto il sapere; la perdita di tale conoscenza equivale alla perdita di un parente stretto.
I Falascià  sono gli ebrei neri d’Etiopia. Essi si distinguono dagli ebrei appartenenti alla tradizione rabbinica soprattutto per il fatto che non conoscono la tradizione della Legge Orale, contenuta nel Talmud. Secondo il rito dei Falascià la circoncisione non può farsi di sabato: essa costituisce, secondo la loro interpretazione, un lavoro ed uno spargimento di sangue, due cose strettamente vietate nel giorno settimo. Per la tradizione ebraica invece, come già accennato, essa rappresenta un   comandamento 
che può farsi, anzi deve farsi durante lo Shabbath quando in esso cade l’ottavo giorno dalla nascita.  Quindi per i Falascià si deve fare non rigorosamente l’ottavo giorno (soprattutto quando ricade di sabato), ma rigorosamente entro gli otto giorni dalla nascita. Quando il gezrat (rito della circoncisione) non sia compiuto entro tale termine, vale in tutto il suo vigore la sanzione biblica secondo la quale quell’anima sarà tagliata fuori dai suoi popoli e i Falascià interpretano che il bambino che muore incirconciso oltre l’ottavo giorno di vita non è contato tra i figli di Israele e resta escluso dal Giardino dell’Eden. Ne consegue che la circoncisione nell’ottavo giorno è considerata con apprensione che deriva dal pericolo che un avvenimento improvviso o un accidente qualsiasi, sempre possibile, possa intervenire a impedirla o ritardarla, con che si verrebbe a superare un limite, che non deve per nessuna ragione essere superato. E ne consegue altresi che per i detti motivi il rito viene anticipato al settimo giorno sempre quando l’ottavo cade di sabato e assai spesso e volentieri anche quando non si dia tal caso. Beninteso, se il settimo giorno cade di sabato  si circoncide nell’ottavo. (cfr La rilevazione delle regole del Sanbat tra gli ebrei di Etiopia negli inediti di C. A. Viterbo di E. Trevisan Semi).    
                        
 B- Circoncisione come strumento di rappresentazione di riti tribali 
Nel  Benin nord-occidentale  si trova  una catena montuosa che prende il nome di ” Atacora”.  In questo vasto territorio sono insediate varie  tribù  tra cui i Biyobè. Essi vivono precisamente in due aree diverse: una, quella propriamente detta Biyobè che si trova a cavallo del confine fra Togo e Benin,  mentre l’altra è situata nei pressi di Djougou, nei villaggi di un’altra  etnia che si fa chiamare Tangba. I Biyobè si considerano e sono considerati fondamentalmente come «coloro che fanno la circoncisione». Infatti se è vero che quasi tutti i maschi nell’Atacora subiscono tale operazione, soltanto i Biyobè e due altri gruppi  la ritualizzano. Tale rito ha una valenza duplice.  Da una parte viene considerata  un’iniziazione; poiché gli iniziati  hanno un’età compresa fra i 25 e i 30 anni, quella della circoncisione si rivela essere una prova di coraggio che essi offrono alla loro comunità per essere da questa accolti come «veri Biyobè». Dall’altra parte tale rito «racconta» un mito delle origini, il mito della creazione del popolo Biyobè che viene rivissuto ciclicamente dalla collettività nel «sacrificio» dei singoli iniziati. Il rito della circoncisione, dunque, essendo legato ad un mito delle origini, diventa anche il momento in cui si definisce (per gli iniziati) o si ridefinisce (per chi ha già subito la circoncisione negli anni precedenti) l’identità etnica Biyobè. Stando al mito delle origini, i Biyobè furono generati dalla circoncisione, nel senso che essi nacquero come popolo soltanto in seguito a tale operazione. Infatti, il primo Biyobè della storia altri non è che il primo circonciso, in quanto i suoi genitori non appartenevano a questo gruppo. In quest’ottica mitica i Biyobè non risultano originari di un luogo, ma originati da un rito, quello della circoncisione, appunto. I Biyobè, dunque, percepiscono la propria identità come determinata dalla pratica della circoncisione: essi nascono con la circoncisione e la circoncisione nasce con loro. Dicono i Biyobè:«II giorno in cui non si celebreranno più le cerimonie di circoncisione, sarà quello in cui saranno morti tutti i Biyobè». (cfr Clara Banderali: L’identità Biyobè, fra mito e realtà).

Il popolo Kikuyu rappresenta il gruppo etnico più numeroso del Kenya. Prima della cerimonia di iniziazione  il giovane Kikuyu non ha personalità e non è considerato membro della società; non ha diritti, non può possedere, non può sposarsi, e neppure prendere parte alle cerimonie sociali e alle danze della gioventù. L’iniziazione consiste, oltre che di  un periodo di isolamento, nella circoncisione  e nell’insegnamento dei diritti e dei doveri. Durante l’iniziazione vengono inoltre  inculcate le convenienze sociali, le regole del galateo. E con l’iniziazione il  giovane entra a far parte della classe di età alla quale appartengono tutti i giovani che hanno compiuto la cerimonia durante l’anno, a qualunque clan appartengano. I Kikuyu riconoscono nella circoncisione una caratteristica tribale imprescindibile. I membri della stessa classe di età  diventano come fratelli tra loro: un torto fatto a uno è fatto a tutti. Si aiuteranno nel lavoro, nel pagare le multe, nel vendicare gli insulti. Il giovane iniziato è l’orgoglio della famiglia: gli si da il titolo di particella di Dio  (‘ienyu jtfa Ngai).  Con l’iniziazione, il giovane Kikuyu entra nella categoria dei guerrieri e fa parte dell’esercito, al quale spetta di tenere l’ordine nei mercati e nel paese, difendere quest’ultimo dalle razzie nemiche e arricchirlo con razzie di donne e bestiame a danno delle tribù vicine, come i Masai (cfr Letteratura e cultura Kikuyu di P. Vittorio Merlo Pick).

C- Circoncisione come strumento di motivazioni di tipo igienico-profilattico

Non va infine esclusa una motivazione igienica e profilattica al ricorso alla circoncisione  anche se  va ritenuta secondaria. Si rammenta a proposito che nel Nord America divenne una pratica assolutamente generalizzata fino all’inizio degli anni Settanta, quando la American Academy of Pediatrics (AAP) nel 1971 e nel 1975 sostenne l’inesistenza di valide motivazioni mediche per la circoncisione profilattica neonatale. Quando, tuttavia, nuove ricerche condotte nella metà degli anni ‘80 dimostrarono che la circoncisione effettivamente riduceva il rischio di infezioni del tratto urinario (UTI) e di malattie sessualmente trasmesse, l’AAP riformulò le precedenti posizioni riconoscendo i potenziali benefici e vantaggi derivanti dalla circoncisione, pur tenendo conto dei possibili rischi legati a tale procedura. Sempre l’AAP, nel 2005,  ribadì che, sebbene ci fosse un potenziale beneficio, i dati disponibili al momento non erano sufficienti per raccomandare la circoncisione routinaria neonatale. A tale conclusione pervennero anche numerose altre istituzioni scientifiche mondiali. Pertanto, nonostante i rischi e i potenziali benefici della circoncisione profilattica siano stati largamente studiati, attualmente, non esiste ancora un consenso unanime sulla reale utilità della circoncisione neonatale. I dati riportati in letteratura risultano estremamente discordanti tra loro ed inconclusivi.  Interessante risulta invece la possibilità che soggetti circoncisi abbiano un  minor  rischio di contrarre l’infezione da HIV  come è stato riportato per la prima volta da uno studio del 2000 condotto su soggetti dell’Africa sub-sahariana. Ulteriori successivi  lavori hanno ribadito il ruolo protettivo della circoncisione nei confronti della infezione da HIV.
Altri studi, inoltre, hanno evidenziato che la probabilità di trasmissione dell’HIV al partner femminile di uomini con HIV è più bassa se il partner maschile è   circonciso. Dal punto di vista igienico si ritiene che l’assenza del prepuzio permetta una miglior pulizia soprattutto a livello del solco balano-prepuziale; inoltre nei circoncisi vi è una minor produzione di smegma  ( materiale di secrezione e di desquamazione  del prepuzio);  In alcuni casi, lo smegma può essere causa di balanopostiti (infiammazioni del prepuzio e del glande), mentre alcuni studi hanno messo in relazione la sua produzione e il suo accumulo con un’aumentata incidenza di tumore del pene.

La circoncisione terapeutica

Brevemente per opportuna completezza si rammentano le condizioni mediche che giustificano un intervento di postectomia (termine medico che indica la circoncisione):

  • balanopostiti ricorrenti (infiammazioni che interessano il glande ed il prepuzio);
  • ricorrenti infezioni urinarie soprattutto quando queste coesistono con la presenza di situazioni che possono favorire la risalita dell’infezione  mettendo a rischio la funzionalità renale;
  • parafimosi (il prepuzio resta a lungo retratto dietro al glande non potendo più riprendere la posizione iniziale).
  •  reflusso vescico-ureterale e la balanite  xerotica-obliterante.
La circoncisione religiosa/rituale dal punto di vista giuridico
La conformità della pratica ebraica della circoncisione ai principi del nostro ordinamento giuridico trova conferma in alcuni enunciati della legge 101/1989 (sull’intesa fra lo Stato italiano e l’Unione delle Comunità ebraiche  italiane).
I principi stabiliti in tale intesa, per analogia, possono essere estesi a tutte le altre confessioni religiose che pratichino la circoncisione (vedi intervento di Maurizio Benato presidente Ordine dei Medici di Padova).
Il Comitato Nazionale di Bioetica nel documento “La circoncisione: Profili bioetici” in data 25 settembre 1998 ha dichiarato che ”la circoncisione rituale maschile appare in sé pienamente compatibile con il disposto dell’art. 19 della Costituzione italiana che, salvo sempre il rispetto del limite formalmente previsto, riconosce completa libertà di espressione  cultuale e rituale sia a livello individuale sia a livello collettivo”.
Con la  Risoluzione 1952/2013 e la Raccomandazione 2023/2013 concernenti “Il diritto dei bambini all’integrità fisica”, l’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa dell’1 ottobre 2013, ha invitato gli Stati membri a definire chiaramente le condizioni mediche e sanitarie in relazione ad alcune pratiche assai diffuse in determinate comunità religiose, fra le quali, appunto, la circoncisione dei bambini priva di giustificazione medica, con la raccomandazione di rafforzare la tutela dei diritti dei bambini e il benessere a livello europeo. L’Assemblea Parlamentare ha invitato quindi  a rispettare il diritto dei bambini all’integrità fisica, in particolare per quanto concerne la lotta contro ogni forma di violenza nei loro confronti e la promozione della loro partecipazione alle decisioni che li riguardano (vedi al riguardo: Il Consiglio d’Europa e la circoncisione: spunti critici di Daniele Mercadante).
Circoncisione rituale e Servizio Sanitario Nazionale
 La circoncisione rituale dei neonati ebrei può essere eseguita non solo da medici, ma anche da altre persone, in genere ministri di culto, competenti e responsabili della corretta effettuazione, con rispetto scrupoloso dell’igiene e dell’asepsi, che garantiscano personalmente la continuità dell’assistenza dopo la circoncisione. La circoncisione rituale dei neonati ebrei viene eseguita da medici in ambulatori privati o in ospedali pubblici, ma in regime di attività libero-professionale con oneri quindi a totale carico dell’assistito, analogamente a quanto avviene per le circoncisioni profilattiche eseguite da cittadini statunitensi.
Il problema delle circoncisioni clandestine
 La mancata copertura sanitaria dell’intervento di circoncisione rituale/religiosa può rappresentare motivo di discriminazione fra bambino e bambino, in base al reddito della famiglia o alla minoranza etnica. Da un lato cittadini ebrei, musulmani  o statunitensi trovano, nella organizzazione  della loro Comunità in Italia, presidi e strumenti finanziari adeguati per eseguire senza difficoltà l’intervento di circoncisione. Per contro, le possibilità economiche di molte famiglie immigrate (in particolare quelle africane) non permettono di affrontare il costo dell’intervento in ambito sanitario o la spesa di un viaggio in patria e ricorrono a pratiche tradizionali in casa, esponendo il bambino al rischio di gravi complicazioni.
A seguito di gravi casi emersi dopo l’esecuzione di circoncisioni clandestine il Ministero della Salute ha avviato una campagna di sensibilizzazione contro gli interventi clandestini (sia maschili che femminili) in collaborazione con FIMP (Federazione Italiana Medici Pediatri). E’ stato quindi siglato nel 2008 un protocollo di intesa che prevede per i pediatri aderenti alla federazione l’impegno di:
1) informarsi sull’orientamento religioso della famiglia del neonato, o del bambino, e sulla possibile intenzione di voler accedere alla pratica della circoncisione;
2) informare la famiglia sulle implicazioni e le possibili complicanze medico chirurgiche che la circoncisione comporta e sconsigliare in maniera preventiva il ricorso a pratiche al di fuori dall’ambiente sanitario;
3) indirizzare la famiglia verso un centro di riferimento, utilizzando tutti i mezzi possibili per favorire l’accessibilità alle strutture sanitarie in caso di espressione di netta volontà da parte dei genitori di procedere alla effettuazione dell’intervento.
In alcune Regioni sono partiti progetti pilota che prevedono la possibilità di effettuare interventi di circoncisione rituale negli ospedali pubblici a prezzi contenuti. E’ il caso per esempio della Regione Piemonte che dal Giugno 2016 ha reso possibile questo intervento ad un costo di 100 euro.
Esiste inoltre un protocollo di intesa tra le comunità ebraica e musulmana di Roma con il Policlinico Umberto I  del novembre 2016 in base al quale l’intervento è garantito ad un costo  pari a  400 euro. La Regione Friuli Venezia Giulia con Delibera n. 600/2010  ha consentito alle strutture sanitarie pubbliche di eseguire la circoncisione rituale maschile applicando, a carico del richiedente, la tariffa in vigore per la circoncisione terapeutica.

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