la grande peste del 1348: considerazioni di geografia medica

27 Marzo 2017 0 Di Alessandro Livi

Nell’attuale periodo in cui il termine “globalizzazione” ha   assunto significati anche ideologici può essere interessante stabilire quando,  per la prima volta, l’Europa si dovette confrontare con epidemie che superando  via mare un delimitato territorio, rapidamente si diffusero a vasti e lontani paesi coinvolgendo, tragicamente, milioni di persone.

Diffusione della peste in Europa tra il 1348 ed il 1350. Inizialmente alcune città come Bruges, Milano, Liegi non furono colpite dalle ondate epidemiche.

L’unificazione microbiologica del mondo si realizzò tra il XIV ed il XVII secolo, quando, a partire dal 1348 apparve nella Francia meridionale la peste. In precedenza questo flagello aveva afflitto l’Europa rimanendo circoscritto in alcune aree limitate. Ricordiamo la peste di Tucidide ad Atene nel V a.C. e quella di Giustiniano nel VI secolo d.C.. Infatti queste due epidemie, pur essendo altrettanto letali, non ebbero mai la capacità di diffondersi così rapidamente e capillarmente come la peste che giunse a Marsiglia, a metà del XIV sec., sulle navi genovesi provenienti da Jaffa (Crimea).

Il primo agente infettivo che ebbe la capacità di unificare l’oriente e l’occidente, determinando una pandemia, fu Yersinia pestis. Questo batterio, coccobacillo, asporigeno, immobile,   Gram negativo, è  stato scoperto ad Hong Kong da Yersin e Kitasato nel 1894. È l’agente eziologico della peste, ma la patogenicità per l’uomo si basa sul buon funzionamento di un “menage” a quattro tra ratto, pulce, bacillo e uomo. Nella epidemia del 1348 , uno degli aspetti più salienti per comprendere la rapida diffusione dell’epidemia è collegabile agli approvvigionamenti ed ai trasporti di grano, da regioni europee, produttrici ed esportatrici, a regioni carenti per sovrappopolazione e/o per carestia. È noto infatti che con relativa frequenza l’epidemia, in una data regione, era preceduta da periodi di carestia. Qui entra in gioco il ruolo del ratto nero (rattus rattus). Consumatore accanito di granaglie, il topo viaggiava sulle navi da trasporto che solcavano il Mediterraneo ed i fiumi navigabili, frequentava i granai ed i silos, era a contatto con l’uomo nei tuguri della plebe e nelle dimore dei ricchi.

Per quanto riguarda il decennio 1340-1350 sappiamo  che  la peste fu preceduta da una grave crisi economica, secondaria a raccolti insufficienti, determinati dalle condizioni metereologiche e dalle continue guerre.  Inoltre nel periodo 1374-1375 si registrarono forti variazioni del clima fra Nord e Sud Europa che ridussero significativamente i raccolti. L’aumento degli scambi di derrate (granaglie) portò anche al trasferimento di topi e di pulci tra diverse regioni del Continente, accelerando così la propagazione dell’epidemia. Tra l’XI e il XVI secolo lo sviluppo demografico delle città, del commercio, delle colonizzazioni, il susseguirsi delle Crociate, dei raids e delle incursioni militari favorirono il diffondersi di epidemie in regioni indenni. I ratti erano i veicoli privilegiati, viaggiavano  per mare e per fiume, sbarcavano con i marinai e si insediavano negli agglomerati costieri. Le aree interne apparivano infatti meno contagiate, almeno fino all’anno 1394, con traiettorie epidemiche che, anche in seguito, in ogni ondata epidemica, si riproposero costanti.

Ma quale era la provenienza della peste del 1348?

Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto la geografia medica.

Nel cuore dell’Asia era endemica la Yersinia pestis.  Gli animali che ancora oggi in quelle aree veicolano le pulci portatrici di questo batterio, sono i “tarbagani”, marmotte giganti che vivono in Manciuria, Mongolia, Turkestan, Uzbekistan e Kigizstan e i “susliks”,  minuscole marmotte della Russia Sud-orientale. A questi raggruppamenti di roditori asiatici corrispondevano, nell’ecosistema europeo, le grandi comunità di ratti neri, sedentari, insediati in fogne e cantine delle città europee. I topi neri con l’urbanizzazione e l’espansione demografica del XII e XIII secolo sarebbero aumentati cospiquamente di numero, occupando nella città, nei villaggi e nei porti tutti i luoghi che gli uomini, in costante crescita demografica, lasciavano a disposizione. Tra queste due famiglie di roditori, l’asiatica e l’europea, tra il 1330 ed il 1350 si instaurò un contatto mediato dall’uomo, in precedenza non possibile per le grandi distanze e per la pericolosità dei percorsi.

Tra il 1200 ed il 1260 i Mongoli, sotto la guida di Gengis-Khan e dei suoi successori, realizzavano l’unificazione dell’Asia e di una porzione di Europa orientale; in seguito il loro Impero si estese dalla Cina alla Russia . Molto rapidamente i traffici commerciali si espansero in quelle grandi steppe. Nel 1266 i genovesi fondavano in Crimea la colonia Jaffa (Caffa), stabilendo così un “corridoio” assolutamente sicuro tra Oriente e Occidente, dal Mediterraneo al Mar Nero al Mar D’Azov, alle Città di Caffa e Tana, fino alle foci del Don. Questa rotta venne praticata molto nei due decenni tra il 1220 ed il 1240. Fu sulla “via della seta” cinese che si espanse il contagio. Transitando da Costantinopoli, a partire dal 1338 questa rotta si avviò diventare il filo diretto  della epidemia.

La via della seta ha unito l’Europa con l’Asia

Ma quali sono le prove che indicano questo percorso commerciale come il maggior responsabile della diffusione epidemica?

E più in particolare dove si era costituito il focolaio primario dell’epidemia?

A questi quesiti risponde la scoperta dell’archeologo russo Chwolson.  Egli, nel 1885, ritrovò nei pressi del lago Issyk-Koul, nel distretto di Semichierinsk, all’estremo est del Kirghizistan, le vestigia di un vecchio cimitero nestoriano. Nel corso di questo ritrovamento furono individuate tre pietre tombali ove epigrafi ad hoc testimoniano che i personaggi ivi seppelliti erano morti di peste nel biennio 1338/39. Le altre sepolture, tutte sincrone, segnalavano, a conferma, che una forte mortalità si era determinata in quegli anni. Alla luce di questi ritrovamenti  si può concludere  che la peste aveva preceduto, nel centro dell’Asia, di qualche anno la diffusione ai porti della Crimea (Caffa 1346), da dove salparono le navi che diffusero l’infezione in tutta  Europa. Nel 1346, durate l’assedio di Caffa, il contagio fu veicolato tramite i malati di una delle armate tartare che portarono l’assedio alla colonia genovese. I cadaveri di appestati furono lanciati oltre le mura di Caffa dai balestrieri tartari, spargendo così l’epidemia tra gli assediati. In alternativa è possibile che il contagio sia avvenuto passivamente, in quanto i ratti infettati potrebbero essere entrati, in città, passando sotto le porte. Quando Caffa capitolò, con gli ultimi assediati in fuga, sulle navi che salpavano verso Bisanzio, Genova, Venezia e Marsiglia, partirono gli appestati ed i topi, veicoli del contagio. Esplodeva così l’epidemia che portò al dimezzamento della popolazione europea nel volgere di pochi decenni . Forse più che di un’unica epidemia si dovrebbe parlare di ondate epidemiche che si succedettero a distanza di pochi anni l’una dall’altra.  La prima ondata colpì prevalentemente gli adulti ed in particolare gli uomini in età produttiva. La seconda falcidiò invece specialmente i bambini compromettendo in tal modo il futuro demografico. Stime effettuate da vari studiosi ipotizzano che la popolazione francese fosse, intorno al 1330, di circa 17 milioni; nel momento più basso di riduzione della popolazione (1440-1470) si ritiene che non oltrepassasse i 10 milioni (-42%).

L’Italia venne contagiata da tre direzioni: dalla Sicilia venne contagiata tutta l’Italia Meridionale e il Lazio. Da Genova venne contagiata tutta la Lombardia (con la notevole eccezione del milanese), il Piemonte e la Svizzera. Da Venezia venne contagiato il Veneto, l’Emilia-Romagna, la Toscana, l’Istria e la Dalmazia.

Si calcola che la peste nera uccise tra i venti e i venticinque milioni di persone, un terzo della popolazione europea dell’epoca, mentre per le vittime in Asia e Africa mancano fonti certe. In Italia la peste risparmiò Milano, mentre a Firenze uccise quattro quinti degli abitanti.

In questo articolo è stato affrontato  il tema della prevenzione e del contenimento del contagio  le cui prime misure di una certa efficacia vennero messe a punto  proprio in occasione di questa epidemia.

Dopo il 1348 il mondo, da un punto di vista sanitario e medico, non fu più lo stesso. Per la prima volta una piccola epidemia occorsa in un remoto ed isolato villaggio dell’Asia Centrale ebbe, in pochi anni, ripercussioni drammatiche in tutta Europa. Si può senz’altro affermare che, sul piano sanitario, nel 1348 nasce l’Europa moderna.  Non si può più parlare di epidemie in singole città o paesi o regioni, ma è l’intero Continente che viene colpito.

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