la sindrome da stanchezza cronica

11 Maggio 2017 0 Di Alessandro Livi

Fin dall’Ottocento era consuetudine definire la stanchezza cronica (accompagnata da altri sintomi neurologici, della memoria e della concentrazione, cefalee, disturbi cognitivi e mialgie) con il termine “neurastenia”;  la causa restava sconosciuta. Agli inizi del Novecento fu invece coniato  il termine di “encefalopatia mialgica” per distinguerla  da altre encefalopatie, soprattutto infettive, frequenti a quell’epoca.    Attualmente la sindrome da stanchezza cronica (CFS) è considerata una sindrome, costituita da una costellazione di almeno tre sintomi e/o segni che si ritengono siano collegati tra di loro, ma che non si associano a riscontri diagnostici caratteristici (assenza di obiettività clinica, di alterazioni degli esami di laboratorio o strumentali). Ne consegue che la diagnosi è essenzialmente clinica, basandosi sul riscontro della sintomatologia lamentata dal paziente e dopo aver escluso problemi organici (come disfunzioni a tiroide e fegato, eventuali forme tumorali) così come deve essere esclusa la depressione o la patologia psichiatrica.

Gli studi epidemiologici ci dicono che I pazienti sono solitamente giovani e donne con un età media intorno ai 35-40 anni. La CFS  é praticamente assente negli anziani (oltre i 65-70 anni).

Criteri diagnostici

Per porre diagnosi di CFS, secondo i criteri di Fukata del 1994 è necessaria la presenza di 2 criteri maggiori e di almeno otto degli undici criteri minori .

I° criterio maggiore:   nuova insorgenza di stanchezza debilitante, persistente o recidivante, che non si risolve con il riposo a letto  che riduce le attività quotidiane di almeno il 50% e che dura da almeno sei mesi.”

2° criterio maggiore:  richiede l’esclusione di altre condizioni cliniche che potrebbero produrre questa sintomatologia  (malattie oncologiche,  autoimmunitarie. infezioni, patologie psichiatriche, endocrine etc).

Criteri minori: febbricola, brividi, mal di gola, linfoadenopatia laterocervicale o ascellare, mialgie, artralgie migranti, cefalee, turbe del sonno,  disturbi neuropsicologici (fotofobia, amnesie, irritabilità, confusione mentale, difficoltà alla concentrazione), stanchezza prolungata, miastenia generalizzata.

Gli accertamenti clinici comprendono essenzialmente esami del sangue di routine ed alcuni più specifici che riguardano l’aspetto immunitario ed infettivologico.

Soprattutto negli USA sono stati condotti studi sulla prevalenza di questa sindrome. Sono risultati dati  intorno ai 0,3/0,4 per 100.000 abitanti con una età media di insorgenza di poco inferiore ai 30 anni.

Ipotesi etiologiche:

a- Ipotesi infettiva: sono stati presi in esame numerosi germi (virus e batteri) ma in nessun caso è stato possibile confermare una relazione tra l’insorgenza della SSC ed uno specifico germe.

b- Ipotesi immunologica: dati a sostegno di un coinvolgimento del sistema immune sono suggestivi, indice di un ruolo importante, anche se non sono stati rilevati difetti funzionali macroscopici.

c- ipotesi neuroendocrina:  l’ipotesi ipotizza  l’interessamento dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene nella patogenesi della sindrome con riduzione del cortisolo che come noto ha un ruolo importante nel controllo dei processi infiammatori  ed autoimmunitari.

A tutt’oggi non esiste una terapia efficace per la sindrome da stanchezza cronica. In generale tutte le terapie tentate (farmacologiche e non cognitivo- comportamentali, fisiochinesiterapeutiche e riabilitative)  hanno avuto prevalentemente scopo palliativo. I cardini della terapia restano il sostegno emotivo del malato, la riduzione della sintomatologia e un miglioramento funzionale (qualità della vita).

I farmaci più utilizzati risultano gli Antidepressivi Triciclici ( per una sintomatologia depressiva reattiva concomitante alla CFS e per le turbe del sonno); Ansiolitici benzodiazepinici; Antinfiammatori non steroidei (FANS) e supplementi di magnesio per la sintomatologia dolorosa  a carico dei muscoli.

La terapia non farmacologica ha dato risultati più promettenti. Una terapia cognitivo- comportamentale è stata impiegata con discreto successo per aumentare l’attività dei pazienti e per insegnare loro strategie di adattamento efficaci. Un’altra terapia che ha dato risultati soddisfacenti anche se pur sempre palliativa, è una riabilitazione basata sull’esercizio aerobico graduato. L’efficacia di queste due terapie è prolungata nel tempo e migliora la qualità della vita nei pazienti, in attesa di terapie più mirate ed efficaci.

Centro di Riferimento per la diagnosi della Sindrome da Stanchezza Cronica a Roma:
Policlinico Umberto I
Dipartimento di Clinica e Terapia Medica Applicata
Divisione di Reumatologia
Per appuntamenti Rep. Reumatologia
tel.: 0649974685
1° Clinica Medica, Policlinico Umberto I, – tel.: 06 4452344 – 06 4469273.

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