l’amianto e le sue vittime

11 Gennaio 2018 0 Di Alessandro Livi
Amianto (dal greco  “incorruttibile”) e Asbesto  (dal greco “inestinguibile”)  sono due termini sinonimi e rappresentano il nome generico con cui viene indicato   un insieme di minerali silicati (sei tipi) diversi tra loro per la composizione chimica e per la struttura cristallina. 

Delle sei  varietà di amianto, tre rivestono reale importanza industriale:

Crisolito (amianto bianco): rappresenta tuttora circa il 95% della  produzione  totale di amianto. Consta  di fibre di lunghezza variabile; è soffice e setoso; ha una elevata resistenza meccanica e una buona tenuta agli agenti alcalini.

 

 

 

 

 

 

 

CrocidoIite (amianto blu): si presenta   sotto forma di fibre diritte e flessibili; la sua resistenza meccanica e la sua tenuta agli agenti acidi è superiore a quella degli altri tipi di amianto.

 

 

 

 

 

 

 

 

Amosite: ha fibre lunghe, diritte e  fragili; la sua particolare stabilità al calore lo rende idoneo per l’isolamento termico.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le proprietà fisico-chimiche peculiari dell’amianto sono:

  •  l’incombustibilità;
  • la resistenza alle alte temperature;
  • la resistenza elettrica;
  • la resistenza all’usura;
  • la resistenza alle sostanze chimiche aggressive;
  • la resistenza ai microrganismi.
In pratica “indistruttibilità” che spiega il suo lungo permanere nell’ambiente.
Questi  minerali   cristallizzano   in  forma  di  fibre lunghe, forti e flessibili, che possono facilmente separarsi in fibre estremamente sottili tanto che in un centimetro lineare si possono allineare fianco a fianco 335.000 fibrille di amianto. Il fatto che lo stesso spazio può essere occupato da  soli  250 capelli  fa capire quanto esse siano sottili. Nell’antichità i Persiani e anche i Romani disponevano di manufatti in amianto per avvolgere i cadaveri da cremare, allo scopo di ottenere ceneri più pure e chiare.  Plinio il Vecchio nella sua Naturalis Historia  ne  descrive le  proprietà di materiale indistruttibile. Risale al ‘600 la ricetta del medico naturalista Boezio che dimostra l’uso dell’amianto nelle medicine dell’epoca. L’amianto ha continuato ad essere utilizzato nei farmaci fino agli anni ’60 (per una pasta dentaria per otturazioni  e una polvere contro la sudorazione dei piedi).

In natura l‘amianto si trova unito ad altri minerali costituenti la roccia madre (foto  a lato) dalla quale le fibre devono essere separate. La roccia  viene estratta in miniere o cave, dove per sue successive frantumazioni si ottiene la fibra purificata.

La diffusione dell’amianto nell’industria risale alla fine dell’Ottocento. In questo periodo l’Italia ha il primato nell’estrazione dell’amianto, tanto è vero che ne presenta dei campioni all’Esposizione Universale di Parigi del 1878 e ne mantiene il mercato per un certo tempo grazie ai giacimenti presenti in Piemonte, Valle d’Aosta e Lombardia. Tale primato finisce quando, sul finire del secolo vennero scoperti e valorizzati giacimenti ben più ampi di quelli italiani e ricchi di materiale più pregiato, in Canada, Rhodesia, Australia e Russia.

L’Amiantifera di Balangero è la  cava di  amianto  situata in provincia di Torino che fu attiva dal secondo decennio del XX secolo fino al 1990. Essa fu la più grande cava di amianto in  Europa  e una tra le prime nel mondo. Per l’estrazione del minerale si utilizzava fino al 1960 la cosiddetta coltivazione a “Glory Hole”. Essa era caratterizzata da enormi scavi ad imbuto con pendenze notevoli e i minatori appesi a delle funi staccavano il minerale con martelli pneumatici, il quale poi rotolava fino al fondo dell’imbuto dove tramite un fornello veniva caricato sui vagoni di un treno e portato per mezzo di una ferrovia con poca pendenza ai capannoni di lavorazione Qui il materiale roccioso era ulteriormente macinato, quindi lo si essiccava e se ne estraeva con potenti aspiratori la fibra di amianto che veniva infine insaccata e commercializzata. Successivamente la miniera subì una radicale trasformazione e passò a una coltivazione per “gradoni meccanizzati”, gli stessi che ancora oggi caratterizzano il sito. Da questi gradoni, dell’altezza di 14 metri e larghi circa 10 metri, la roccia veniva estratta (prima con esplosivi e in seguito con potenti macchine scavatrici dette “ripper”) e fatta precipitare nel centro dell’anfiteatro formato dai gradoni stessi. Qui un enorme frantoio effettuava la frantumazione minuta e la inviava, mediante lunghi nastri trasportatori, fino allo stabilimento per l’estrazione della fibra. Dopo la sua chiusura con il passare degli anni si è via via riempita d’acqua. Il lago che si è formato è profondo più di 50 metri. Negli anni di maggiore produzione si riusciva a ricavare fino a 40.000 tonnellate annue  di prodotto finito.

Nei pressi di una cittadina della Russia persa nel gelo della regione degli Urali e dal significativo nome di Asbest si trova invece  il più grande giacimento  a cielo aperto di amianto del mondo. La  cava è attiva fin dalla fine del 1800 e si espande su una superficie di 11 chilometri quadrati arrivando ad una profondità di oltre 300 metri. All’inizio del ’900 si arrivava a produrre fino ad  1,5 milioni di tonnellate all’anno fino ad arrivare ad un quantitativo notevolmente ridotto pari   alle  400mila  tonnellate attuali.

Le ottime caratteristiche chimiche e meccaniche dell‘amianto (come detto resiste a temperature elevate, sopporta bene l’azione di agenti esterni, l’abrasione e l’usura) ed il basso costo di estrazione hanno fatto si che in passato venisse usato su larga scala sia nel settore edile che in quello industriale (l’amianto è presente in oltre 3000 prodotti e manufatti industriali).  Di solito si ritrova in forma compatta, inglobato in una matrice cementizia (cemento-amianto in copertura, canne fumarie ecc.) o in altre matrici (pavimenti in linoleum, pareti, pannelli ecc.), ma è possibile trovarlo anche in forma friabile, più pericolosa, nel caso di utilizzo come insonorizzante o isolante sui controsoffitti e/o sulle pareti. Questo materiale, è stato persino usato per la realizzazione di assorbenti igienici interni,  filtri di sigarette e da pipa, scenografie  di film (per simulare polvere e ragnatele), nella sabbia artificiale dei giochi per bambini, nelle solette da scarpe e in alcuni preparati farmaceutici. La liberazione di fibre di amianto all’interno degli edifici, dove è presente, può avvenire per lento deterioramento dei materiali costitutivi (isolanti o coibenti), per danneggiamento diretto degli stessi da parte degli occupanti o per interventi  di manutenzione inappropriata. Grande clamore ebbe nel 1903, in seguito ad un incendio che aveva causato 83 morti, la sostituzione nella Metropolitana di Parigi di materiali infiammabili o che producevano scintille, con manufatti contenenti amianto, compresi i freni delle carrozze. Lo stesso avvenne nella metropolitana di Londra e poi nel 1932 per la coibentazione del translatlantico Queen Mary. Questi eventi furono molto reclamizzati tanto da indurre una eccessiva confidenza con l’amianto fino a favorirne una massiccia diffusione in scuole, ospedali, palestre, cinema oltre che in tutti i settori industriali. Al tempo della Grande Guerra amianto viene installato sulle unità della Marina Militare e sugli aerei come pure nelle baracche costruite al fronte.

La Regia Nave Esploratore Nino Bixio in una foto del 1915

Da un opuscolo si legge “..a bordo delle RR. Navi “Marsala” e “Nino Bixio” l’amianto fu adottato per l’isolazione di tutti gli alloggi e locali di bordo, compresi i locali per radiotelegrafia”.  L’amianto era considerato prezioso pure nella costruzione aerea come spiega in dettaglio un manuale Hoepli pubblicato in piena Guerra nel 1916 in cui viene spiegato anche il procedimento con il quale viene applicato: “Questo procedimento consiste essenzialmente nell’applicare sulla tela o sul tessuto un primo strato costituito da una soluzione di gommalacca nell’acqua alla quale si aggiungono dell’ammoniaca in piccola quantità e dell’amianto polverizzato; poi dopo asciugamento di questa soluz. si riveste la tela o il tessuto con una composizione costituita da una miscela di olio di lino o di noce, di caucciù, di coppale e di essenza di spigo in proporzioni determinate. Il primo rivestimento è costituito di: Acqua p. 1.000 – Gommalacca 50 – Ammoniaca 20 – Amianto polverizzato 50.  La gommalacca è disciolta a caldo in 250 p. d’acqua alla quale si aggiunge l’ammoniaca. L’acqua rimanente si aggiunge dopo che la gomma lacca si sia disciolta. Alla miscela si aggiunge poi l’amianto polverizzato per addensare la miscela. La quantità di amianto impiegata può variare secondo la natura della tela o del tessuto” (L’amianto al tempo della Grande Guerra. Bianchi et al. Med Lav 2015; 106, 6: 424-430).

Le proprietà dell’amianto sopra ricordate hanno fatto si che “ dal 1880, data in cui ebbe inizio l’estrazione per fini industriali, ad oggi, la produzione di amianto ha avuto un incremento vertiginoso: da poche centinaia di tonnellate  ad oltre cinque milioni di tonnellate l’anno.

Un operaio al lavoro in una fabbrica di amianto. Il contatto con il materiale è diretto. L’amianto viene spostato in sacchi di juta. Tutte le fasi vengono svolte a mano  con una protezione pressoché inesistente.

L’Italia è stata fino alla fine degli anni ’80 il secondo maggiore produttore europeo di amianto in fibra dopo l’Unione Sovietica e il maggiore tra quelli della Comunità Europea; dal dopoguerra al  1992 sono state prodotte 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo mentre le importazioni sono state di 1.900.885 e le esportazioni di 1.475.416 tonnellate. Il periodo tra il 1976 ed il 1980 è quello di picco nei livelli di produzione con più di 160.000 tonnellate/anno prodotte.

Attualmente tra i maggiori Paesi produttori ci sono  la Russia (un milione di tonnellate prodotte nel 2010), la Cina (400 mila), l’India ed il  Brasile. Tra i maggiori utilizzatori ancora la Cina (oltre 613 mila tonnellate), e poi l’India (426 mila) e la Russia (263 mila). Ingenti quantitativi finiscono anche   in Paesi in via di sviluppo (come il Messico o il Brasile), dove è forte la domanda di materiali da costruzione a basso costo. In questi Paesi l’amianto viene utilizzato per le coperture in cemento ondulato, in tubi e serbatoi per l’acqua o per la costruzione di case.
Anche in molti  Paesi europei l’amianto  viene ancora utilizzato nei materiali da costruzione, e in alcuni casi gli stessi Paesi continuano a produrlo e ad esportarlo. Tra questi paesi ci sono  Albania, Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Bosnia Herzegovina, Georgia, Kazakhstan, Moldavia, Federazione Russa, Tajikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan.
In Italia l’amianto è vietato dal 1992; la legge del 27 marzo 1992, n. 257 contiene le norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto, in particolare per la dismissione dalla produzione e dal commercio, per la cessazione dell’estrazione, dell’importazione, dell’esportazione e dell’utilizzazione dell’amianto e dei prodotti che lo contengono oltre a quelle per  la realizzazione di misure di decontaminazione e di bonifica delle aree interessate dall’inquinamento da amianto. Quanto sopra perchè a  fronte delle  sue qualità  questo minerale porta in sé un “inconveniente”: le fibre e la polvere di asbesto sono estremamente pericolose per la salute umana. La struttura fisica dell’amianto è tale che gli ammassi fibrosi di cui esso è costituito sono in grado di suddividersi longitudinalmente in fibre sempre più fini (fibrille), volatili  inalabili ed ingeribili, la cui dispersione in atmosfera è direttamente proporzionale alla sollecitazione meccanica praticata. L’asbesto perde infatti gran parte delle sue caratteristiche letali se non viene messo nelle condizioni di disperdere le proprie fibre nell’ambiente o se non viene sottoposto a sollecitazioni, le stesse, invece, che risultano indispensabili per ricavarne la polvere da legare al cemento per creare i vari prodotti “Eternit” (nome commerciale di un prodotto  industriale praticamente ubiquitario ottenuto miscelando in presenza di acqua, il cemento e l’amianto in proporzione di circa 6 a 1). La loro inalazione e penetrazione nell’apparato respiratorio innesca soprattutto processi fibrotici  (asbestosi) e neoplastici (mesotelioma pleurico e carcinoma polmonare. I dati storici sugli effetti dannosi dell’asbesto sono documentati da Irving Selikoff nella sua monografia del 1978 Asbestos disease. La prima descrizione di un caso di fibrosi polmonare provocata dalla inalazione di polveri di amianto risale al 1906 nella testimonianza del Dott. H. M. Murray del Charing Cross Hospital di Londra di fronte ad una commissione governativa incaricata di decidere sulla indennizzibilità di alcune invalidità da lavoro. Successivamente nel 1924 viene pubblicata la descrizione di un caso di una donna deceduta dopo 20 anni di lavoro in una tessitura di amianto, per lo stesso tipo di fibrosi polmonare. Tre anni dopo a questa malattia venne dato il nome di Asbestosi.  Nel 1955 R. Doli pubblica il primo studio epidemiologico sistematico che dimostra l’esistenza di un nesso causale tra tumore del polmone ed esposizione professionale all’amianto. Da allora ad oggi sono numerosi ormai gli studi che hanno confermato questa ipotesi. Le osservazioni epidemiologiche hanno consentito di stabilire che tutti i tipi di amianto possono causare tumori dell’apparato respiratorio.. L’intervallo di latenza tra inizio e comparsa delle patologie è mediamente di 15-20 anni. E’ stato inoltre dimostrata una evidente correlazione tra la entità e durata della esposizione con la comparsa del tumore.  

A differenza del carcinoma polmonare, il mesotelioma pleurico è un tumore estremamente raro, per il quale l’amianto rappresenta a tutt’oggi la principale causa accertata. Per questo motivo il mesotelioma rappresenta un “evento sentinella” in quanto, per la rarità della sua incidenza nella popolazione generale e per la elevata specificità causale, anche casi isolati di mesotelioma sono attribuibili con elevata probabilità alla inalazione di fibre di asbesto.

una radiografia che mostra un mesotelioma del polmone destro

E’ caratteristico del mesotelioma un intervallo di tempo di comparsa dall’inizio della esposizione mediamente più lungo di quello osservato nel cancro polmonare, potendosi verificare casi anche dopo più di 40 anni di latenza e lo stesso può insorgere anche a seguito di una esposizione alle fibre di amianto estremamente bassa cioè l’esposizione all’amianto può essere anche di breve durata e di bassa intensità purchè trascorra abbastanza  tempo dall’inizio della esposizione. Tuttavia non esistono dati che possano dare indicazioni sulla dose minima necessaria per determinare determinare la neoplasia.  Questa constatazione preoccupa per l’esposizione a basse concentrazioni di fibre di amianto (in edifici come le scuole e negli ambienti di vita) di soggetti in età molto giovane, come gli scolari, che hanno davanti a sè un lungo periodo di tempo per sviluppare un mesotelioma. Preoccupante il fatto che secondo un dato recente vi siano  in Italia almeno 2.400 scuole contaminate dall’amianto.

La sopravvivenza media dall’esordio dei sintomi nel caso del mesotelioma è di 14 mesi.

Nel 1973 l’Agenzia Internazionale per la ricerca sul cancro ha giudicato sulla base di una revisione critica degli studi esistenti che l’amianto può indurre non solo patologie a carico dell’apparato respiratorio ma anche  a livello del peritoneo, della laringe, linfomi, dell’apparato digerente e cardiovascolare in quanto l’amianto risulta dannoso anche se ingerito.

La legge di dismissione dell’amianto del 1992 ha portato all’emersione di circa 600.000 persone che riportano di essere state esposte sul lavoro per almeno 10 anni e hanno avanzato domanda all’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (INPS) per accedere al prepensionamento (in realtà le domande non rappresentano che una parte dei soggetti esposti all’amianto).

Secondo l’ Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) nel pianeta ci sono oggi 125 milioni di lavoratori esposti ad amianto e molti milioni di lavoratori sono stati esposti negli anni passati. In base a questi dati, nei prossimi 20 anni, in tutto il mondo si calcola che ci saranno più di 10 milioni di vittime dell’amianto.
Sempre secondo l’OMS sono circa 107.000 le persone che ogni anno muoiono per colpa dell’amianto, di queste oltre la metà  sono europee. Per l’esattezza il 56% dei decessi per mesotelioma e il 41% di quelli per asbestosi  sono legati geograficamente al Vecchio Continente, dati questi che si spiegano con il fatto che nei periodi 1920-1970 e 1971-2000 l’Europa ha usato il 48% e il 58% di tutto l’amianto commerciato nel mondo.
Il Quarto rapporto ReNaM (Registro Nazionale Mesoteliomi gestito dall’INAIL) riporta che nel 2011 in Italia si sono avute 2.312 denunce di nuovi casi di patologie legate all’amianto rispetto alle 2.326 dell’anno precedente (-0,6%) e alle 2.244 del 2009. I decessi dovuti all’amianto nel 2011 (rilevazione al 30 settembre) sono stati 692, a fronte degli 837 del 2010 e degli 853 nel 2009 (anno in cui si è registrato il picco del quinquennio 2007-2011). In media, l’87% dei casi mortali è stato causato da neoplasie da asbesto.
Sono, invece 15.845 i mesoteliomi rilevati in Italia tra il 1993 e il 2008.
Dati diversi e più preoccupanti vengono invece esposti nel II Rapporto Mesotelioma in Italia a cura dell’ Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) un’associazione di utilità sociale.  Con il rapporto sono stati resi noti i dati relativi all’incidenza del mesotelioma per l’anno 2016, stimati in 1900 casi, di cui 1500 di sesso maschile e 400 di sesso femminile, mentre circa 3500 sono le morti ogni anno per tumore polmonare asbesto correlato. Se a queste cifre si aggiungono le morte per tutte le patologie, non solo respiratorie, si arriva ad una cifra di 6000  decessi ogni anno. La più recente letteratura scientifica è infatti concorde nel ritenere che l’asbesto non provochi soltanto patologie da inalazione e quindi localizzate all’apparato respiratorio ma anche patologie da ingestione delle fibrille come quelle a carico  del  cervello (glioblastoma multiforme e astrocitoma), della prostata (carcinoma), dell’ovaio (adenocarcinoma), di diversi tessuti emolinfopoietici (leucemie, linfomi), dell’apparato digerente (colon, peritoneo, pancreas etc.) e cardiovascolare (coronaropatie).  Oltre alle neoplasie elencate sopra, la ricerca biomedica ha dimostrato che l’asbesto partecipa all’eziopatogenesi di altre patologie di tipo degenerativo. Tra esse si annoverano: il morbo di Alzheimer, la Sclerosi Laterale Amiotrofica , e altre patologie meno drammatiche ma assai debilitanti, quali la fibromialgia e  dell’apparato cardiovascolare. Secondo l’ONA in Italia  il picco delle malattie, data la loro lunga latenza, è previsto a partire dal 2020, con andamento costante fino al 2030.

L’ONA   ha istituito la piattaforma digitale ONA REPAC, attraverso la quale ogni singolo cittadino può denunciare e segnalare casi di patologie di cui sospetta l’origine asbesto correlata.

L ’ONA ha costituito anche il Dipartimento bonifica e decontaminazione dei siti ambientali e lavorativi,  che permette ad ogni cittadino di segnalare la presenza di amianto e contribuire così a portare a termine la mappatura. Questa struttura si avvale anche della Guardia Nazionale Amianto per realizzare ulteriori strumenti di tutela della salute e dell’ambiente, attraverso non solo la segnalazione ma anche la richiesta di bonifica dei siti contaminati e la collaborazione con le istituzioni locali.

Nel 2014 è stato pubblicato il terzo Rapporto di Sentieri (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento), il progetto finanziato dal Ministero della Salute e coordinato dall’Istituto superiore di sanità (Iss) che ha come obiettivo lo studio del rischio per la salute nei 44 siti  di interesse nazionale per le bonifiche (non solo da amianto) . Emerge dallo studio  la gravità della esposizione ad amianto subita dalle popolazioni residenti nei siti in cui è presente amianto e che risulta evidente, per gli uomini, dai dati relativi al mesotelioma. Eccessi per mesotelioma e tumore maligno della pleura si registrano infatti nei siti  dove è documentata la presenza di asbesto e fibre asbestiformi, ma anche in quei siti in cui sono presenti aree portuali, un dato, questo, che conferma la diffusione dell’amianto nei siti contaminati anche al di là di quelli riconosciuti tali in base alla presenza di cave d’amianto e fabbriche di cemento-amianto.

In Italia ci sono fino a 500 mila siti ancora da bonificare. L’ultimo censimento del Piano nazionale amianto (PNA) ne ha contati in realtà solo 33.610, ma si tratta di una stima approssimata per difetto: basti pensare che, solo nelle Marche, l’unica Regione ad aver compiuto un’analisi dettagliata, sono stati registrati oltre 14.ooo manufatti con amianto. Secondo una stima ci sono ancora 32 milioni di tonnellate di amianto da smaltire. Ad oggi ne sono stati smaltiti solo 500.000 tonnellate.
Attualmente le possibilità terapeutiche e di diagnosi precoce delle patologie neoplastiche da amianto risultano insoddisfacenti, in Italia come negli altri Paesi. Uno screening oncologico rivolto a soggetti asintomatici è oggi proponibile eventualmente come progetto di ricerca soltanto per il cancro del polmone. Per i mesoteliomi, la ricerca va ancora indirizzata verso il riconoscimento di adeguati test diagnostici da poter considerare come indicatori della presenza di malattia in fase asintomatica. Relativamente alla terapia, esistono limitate possibilità di intervento terapeutico per il tumore polmonare, mentre sono estremamente insoddisfacenti per il mesotelioma.
Una vasta letteratura medica, prodotta durante il Novecento, sostiene che non esiste modo sicuro per lavorare il minerale o per usare prodotti che lo contengono, e che il modo migliore per eliminare le malattie provocate dall’amianto è proibirlo.
Ad oggi le uniche armi realmente efficaci  a disposizione sono rappresentate dalla prevenzione primaria, attraverso l’interdizione di ogni forma di esposizione e dalla  prevenzione terziaria, con la repressione delle condotte pericolose e dannose, prima che possano essere portate alle più gravi conseguenze.

La prevenzione secondaria pur con i suoi difetti ha un ruolo ben definito   attraverso la diagnosi precoce e l’applicazione delle migliori tecniche di terapia.

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