l’indennità di malattia nella procreazione medicalmente assistita

5 Dicembre 2019 0 Di Alessandro Livi

Per l’INPS la malattia è intesa come evento morboso che comporta incapacità al lavoro: l’INPS quindi, non tutela la malattia in sé, ma l’incapacità lavorativa che ne consegue.

Per indennità di malattia si intende invece la prestazione economica con valore sostitutivo della retribuzione erogata al lavoratore tutelato assente dal lavoro per malattia, la quale comporti una perdita temporanea della capacità lavorativa specifica o impedisca di godere le ferie. L’indennità monetaria sostitutiva della retribuzione viene erogata dall’INPS a partire dal quarto giorno di malattia, in quanto i primi 3 giorni sono a carico del datore di lavoro (periodo di carenza).

È tuttavia opportuno ricordare che l’indennità non spetta se la malattia rientra in altre forme assicurative, quali la tubercolosi polmonare, le malattie professionali e  l’infortunio sul lavoro. È prevista una durata massima della indennità pari a 180 giorni nell’anno solare.

L’indennità di malattia viene erogata solo se l’evento patologico o il processo patologico comportano un’incapacità lavorativa assoluta, specifica (correlata al lavoro svolto) e temporanea; deve quindi sussistere nesso causale tra la malattia e l’incapacità lavorativa ad essa conseguente.

Con riferimento alla procreazione medicalmente assistita (PMA), nonostante la fecondazione  assistita  non sia una malattia, l’INPS ha previsto con messaggio 7412 del 3 marzo 2005 la copertura delle giornate di ricovero ospedaliero e/o day hospital per il prelievo e il trasferimento di embrioni ed il periodo di riposo dopo la degenza, finalizzato a ridurre il rischio di ipercontrattilità uterina (indotto da sforzi anche minimi) e a limitare lo stress che potrebbe causare oscillazioni ormonali cicliche con incremento del rischio di insuccesso della procedura.

L’indennità di malattia è prevista, pertanto, per le giornate di ricovero presso strutture specialistiche e per il periodo di riposo successivo all’impianto, prescritto dallo specialista per favorire l’attecchimento dell’embrione, in media corrispondente alle due settimane successive al trasferimento.

Anche per l’uomo, nel caso di tecniche che richiedano il prelievo degli spermatozoi dall’epididimo o dal testicolo, è riconoscibile un periodo di malattia, valutabile nell’ordine di dieci giorni.

Al di fuori di queste condizioni, è prevista l’erogazione dell’indennità di malattia solo nei casi di complicanze legate alla procedura impiegata, complicanze della gravidanza  o presenza di patologie antecedenti la gravidanza che influiscano sul regolare decorso della stessa.

Queste limitazioni all’indennizzabilità sono previste dal momento che il ricorso alla PMA non configura di per sé l’instaurarsi di una gravidanza a rischio o complicata, ad eccezione delle gravidanze gemellari, e, una volta avvenuto l’impianto, la gravidanza procede come una normale gravidanza insorta in modo spontaneo. Le problematiche riguardano soprattutto la fase antecedente l’impianto.

La procedura per ottenere la indennità di malattia per PMA prevede quindi il rilascio da parte della Struttura sanitaria presso la quale viene eseguito il trattamento del relativo attestato di ricovero in day hospital di cui una copia dovrà essere inviata tramite raccomandata R/R all’INPS di residenza ed una copia presentata al proprio medico di medicina generale che provvederà a produrre una certificazione telematica di malattia avendo cura di specificare nella diagnosi che l’assistita/o si è sottoposta/o a  “cure per fertilità e fecondazione assistita secondo circolare Inps 7412, 4 marzo 2005”.

E’ bene precisare che nella PMA l’indennità di malattia è prevista solo se le tecniche di procreazione assistita sono conformi alla normativa italiana vigente (v.  Legge 19 febbraio 2004, DM 11 aprile 2008, Sentenza Corte Costituzionale n° 151 del 2009).

Last Updated on