plica polonica: malattia, sporcizia o moda?

26 Gennaio 2019 0 Di Alessandro Livi

Con il termine di Plica Polonica si definisce un groviglio di capelli formanti una massa inestricabile che può essere associata a materiale purulento ed a fenomeni infiammatori.

Donna colpita dalla plica polonica

Conseguente in genere a scarsa igiene, è stata nei secoli passati considerata oltre che una grave malattia dalle conseguenze  perfino mortale anche una specie di amuleto portafortuna e per tale motivo  favorita nella sua crescita sia tra la popolazione contadina che tra le classi più agiate e nella nobiltà.

 

Notizie non confermate vogliono che la plica sia comparsa in Polonia durante la terza invasione dei Tartari alla fine del XIII secolo. Tuttavia è solo dal 1599 che si hanno notizie certe della presenza di questa forma morbosa in Polonia allorquando il rettore della Accademia di Zamose in Polonia inviò una missiva all’Accademia di Padova nella quale chiedeva un aiuto nello studio di questa patologia parlandone come di malattia nuova ed a evoluzione epidemica.

 

E’ tra la fine del 1700 ed il 1800 che si osserva il maggior numero di pubblicazioni (se ne contano oltre 900) su questa malattia segno che è in questo periodo che fa il maggior numero di vittime.

 

 

 

 

 

 

 

Tra il 1780 ed il 1834 all’Università di Budapest furono discusse ben 3 tesi di laurea in medicina su questo argomento. Nella foto Il frontespizio della tesi di dottorato di L. Knothe, pubblicata nel 1830 a Vilnius.  

 

 

 

 

 

 

 

Lo stesso Onorè de Balzac, che ha soggiornato in Polonia per un breve periodo, fa riferimento alla plica polonica nel romanzo The Brotherhood of Consolation del 1847.

 

La Plica Polonica, chiamata anche Tricoma o Plica Neuropatica (perchè associata  spesso a sintomi psichiatrici), rimase pressochè confinata tra le popolazioni dei paesi dell’Europa Centro-Orientale tra i quali la Polonia (da cui il nome), la Germania e la Cecoslovacchia.

Se il sintomo principale e più caratteristico della plica polonica, descritto dai medici del periodo, era la crescita veloce dei capelli in forma di groviglio inestricabile tuttavia essa si accompagnava a tanti altri disturbi come dolori articolari, febbre, anoressia, astenia, sordità, catarro etc etc.

 

Una plica polonica conservata alla facoltà di medicina dell’Università di Cracovia. E’ lunga un metro e mezzo.

Brera nel XIX secolo così descriveva la Plica Polonica.: …malattia nella quale i capelli… si ingrossano, si raccolgono in masse assai dure e molto dolorose al tocco. Il più delle volte questi sintomi si accompagnano a febbre di carattere nervoso con lesioni delle funzioni nervose. Questo male è endemico in Polonia ma soprattutto in Lituania, dove non vi è persona che prima o poi, quale che sia la sua posizione sociale, età e sesso, non ne venga affetta. E non solo gli uomini ma anche i quadrupedi ne sono affetti…. L’uso di rimedi antiflogistici attenua a volte i fieri dolori e la febbre… La più razionale condotta medica da tenere è di favorire la maturazione della plica nascente. Il mezzo che conduce più sicuramente a questo scopo è l’eccitazione della sudorazione immergendo il malato almeno una volta al giorno in bagno caldo preparato con erbe aromatiche. Si aggiunge ai bagni delle frizioni fatte con flanella più o meno rude…. La stura (il taglio ndr) fuori tempo provoca inevitabilmente la cecità, contrazioni dei nervi, convulsioni o la morte.

 

Giuseppe Frank nel suo Trattato di Medicina Pratica Universale  del 1843 riporta: …Per lo più un viscoso sudore, che emana dal capellizio, agglutina e copre i capelli alla loro base. Questa tendenza dei capelli ad agglutinarsi è talmente forte che noi vedemmo un ebreo al quale si attaccò sì fortemente il berretto ai capelli che non lo potè levare che a grave stento. I capelli hanno tale tendenza ad intralciarsi, che pettinati la sera sul principio della malattia, al mattino si trovano di nuovo intralciati. Sviluppatasi poi pienamente la plica, non si può togliere l’intricamento dai capelli. Varia poi molto la figura della plica; giacchè consiste ora in una corda solitaria che occupa quando un sol lato quando ambedue i lati del capo, coll’apice acuminato o ricurvo o grosso, ora consiste in molte corde o lacerate o spirali ora in placente simili a nidi di uccelli o ad una mitra.. Non  è cosa ordinaria veder  la plica incominciare  dai peli delle ascelle,  del pube.  La plica recente ed  umida manda un fetore specifico del quale va esente  l’antica.  

 

Tutti i sintomi in genere scomparivano allorchè si arrivava alla fine del ciclo in corrispondenza del quale anche tutti i segni di infiammazione a livello della  plica e del cuoio capelluto tendevano a scomparire seguiti a breve dalla   caduta della stessa plica dopodichè si assisteva alla ricrescita normale dei capelli. Ma a distanza di settimane o mesi si ripresentavano i sintomi di carattere generale  con una nuova ricrescita della plica. Potevano verificarsi numerose ricadute ed ad ogni nuova ricaduta le condizioni generali subivano un progressivo peggioramento tanto che spesso si assisteva al decesso del poveretto.

 

Non vi era nè sesso nè età preferenziali in quanto anche i bambini potevano esserne colpiti. Si presentava sia nei poveri che nei ricchi per cui non si poteva addebitarne l’origine alla scarsa igiene anche se questa veniva spesso riportata nei resoconti dell’epoca. Di volta in volta venivano incolpati l’umidità, il tipo di alimentazione, le sofferenze di tipo psicologico, l’abitudine di radersi la testa, l’attività sessuale, le  infestazioni di parassiti etc.

 

Relativamente alla cura si raccomandava di evitare il freddo, di non mangiare la carne di maiale ed i pesci salati; era importantissimo non tagliarsi i capelli (come anche pettinarseli) e, soprattutto, la plica perchè non solo sarebbe ricresciuta in breve ma il malcapitato avrebbe avuto sicuramente un peggioramento dei sintomi che l’avrebbero potuto portare anche alla morte. Per favorire le evacuazioni si consigliava il trattamento con  radice di rabarbaro e con sopratartrato di potassio. Per le emorroidi che spesso complicavano il quadro clinico veniva raccomandata l’applicazione di sanguisughe all’ano (!!). Le bacche di ginepro favorivano la diuresi mentre lo zolfo era utile per la traspirazione. Sulle ulcere che si formavano sul cuoio capelluto in corrispondenza della plica era utile un decotto a base di pervinca e di uva orsina. Alcuni consigliavano un berretto di tela incerata finissima con il quale fasciare la parte interessata del cuoio capelluto. Utili per i dolori articolari erano considerate  le applicazioni con empiastri di pece di Borgogna o di galbano crocato. Veniva fortemente raccomandato di tagliare la plica solo quando questa si presentava antica, secca, inodora e quando sani crescono i capelli sotto.

 

Kaposi famoso medico  ungherese del XIX secolo che, tra l’altro, descrisse per primo il morbo che porta il suo nome, fu uno dei primi a dubitare della natura patologica della plica mettendola in relazione alla scarsa igiene ed ai pidocchi che spesso si riscontravano nei capelli di questi malati. Afferma inoltre  in un suo scritto del 1874 che il taglio di alcune pliche che era stato costretto ad eliminare  non aveva causato danni, al contrario di quanto affermato da molti medici e riporta inoltre: Possiamo, tuttavia, anche sbrogliare la plica polonica e quindi non necessariamente tagliarla. … Le nostre infermiere realizzano questo nel corso di ventiquattr’ore. La massa della plica polonica è, prima di tutto, imbibita di olio. Se i pidocchi sono presenti vengono trattati con petrolio, che li uccide immediatamente. Dobbiamo, tuttavia, fare attenzione a non avvicinare una fiamma a causa della natura molto infiammatoria del petrolio. Quando la plica polonica è sufficientemente satura di olio, iniziamo la sua manipolazione separando e allentando con le dita i capelli incollati separandoli dapprima  in piccoli ciuffi, fino a che i singoli capelli appaiono separati e quindi iniziamo a lisciarli con un pettine a denti larghi. … Infine, l’intera plica è sbrogliata dalla paziente continuazione di questa manipolazione. La plica polonica è svanita .. .

 

 

Raffigurazione di una plica polonica nel Trattato di Dobrzycki pubblicato nel 1877 a Varsavia e conservato nella biblioteca di Vilnius.

 

 

 

 

 

Un altro famoso medico Henry Dobrzycki, polacco, nel 1877 pubblicò  il trattato Sulla plica, comunemente chiamata plica polonica in cui afferma che la plica non può considerarsi una malattia ma rappresenta piuttosto il “risultato di un insieme di oscurantismo, pregiudizio e mancanza di igiene”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una bambina con plica polonica da infestazione di pidocchi (International  Journal of Dermatology 2007, 46, 151–152)

 

Ancora ai giorni nostri vengono  documentati in letteratura, seppur raramente perchè non più di interesse strettamente scientifico, casi che vengono riferiti alla plica polonica. Si tratta prevalentemente di persone che presentano  infezioni da pidocchi o da scabbia dovute per lo più a  scarsa igiene personale.

 

 

 

 

Una plica polonica osservata alla dermatoscopia con il suo caratteristico aspetto a “nido di uccello”.

 

 

In altri casi viene riportato come fattore causale  il ricorso frequente al trattamento dei capelli con shampoo che contengono sostanze irritanti per i capelli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tutto ciò porta ad una lesione della cuticola, strato  esterno del capello con conseguente esposizione della corticale, effetto che rende i capelli viscosi e soggetti ad “agglutinarsi” tra di loro.

 

 

 

Quindi scarse condizioni igieniche, sostanze irritanti, pidocchi o altri parassiti, infiammazione del cuoio capelluto,  lesioni della struttura del capello, variamente combinate tra di loro, portano come ultimo risultato alla formazione di questo groviglio inestricabile di capelli.

 

 

 

E’ il record ufficializzato da Guinness World Record come i capelli dreads più lunghi del mondo … 6,7 metri.

 

 

 

Da non confondere con la plica polonica sono i dreadlocks  ossia  capelli  formati da tanti nodi che  si possono ottenere in diversi modi, uno dei quali sta nel non pettinarsi né tagliarsi i capelli per un tempo molto lungo. Rappresentano una moda diffusa tra i giovani.

 

 

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