quando il profumo…dà alla testa

9 Ottobre 2017 0 Di Alessandro Livi

Le sostanze profumate  hanno probabilmente fatto da sempre compagnia all’uomo. E’ sicuramente nell’ambito dei paesi mediterranei però che l’utilizzo del profumo si è maggiormente sviluppato e questo per le numerose essenze profumate presenti nell’ambito del loro territorio.

La cosmesi era considerata dagli Egizi una necessità per la cura ed igiene del corpo,  per la  bellezza esteriore e non per ultimo aveva un fine religioso e una funzione funeraria.[/caption]

Ne è esempio, tra tutti,  l’Egitto con le numerose resine , i balsami e gli oli di cedro molti dei quali venivano utilizzati nei riti religiosi e nelle pratiche di imbalsamazione. Famoso a tal proposito è il Kuphi  (dal significato di  “fumigazione” o “profumo da bruciare”) tramandato fino ai nostri giorni da ricette sia egiziane che del periodo tolemaico. Veniva utilizzato  nei templi per venerare i faraoni ma ne esisteva anche una versione “casalinga” che gli egiziani impiegavano per profumare le case e gli abiti. Secondo le tre ricette egiziane che ci hanno tramandato la sua composizione sedici erano gli ingredienti di cui era costituito  il Kuphi, di questi undici possono ritenersi certi (vino, miele,resina di terebinto, mirra, uva passa, bacche di ginepro, resina di pino di Aleppo, cerfoglio, calamo aromatico, giunco di Etiopia e cipero aromatico), per i rimanenti cinque rimangono dubbi sulla interpretazione dei geroglifici. Oltre alla composizione le ricette riportano anche l’ordine di successione delle varie fasi di preparazione del Kuphi unitamente alle quantità da utilizzare ed i tempi di ogni preparazione. Il Kuphi veniva utilizzato anche come pillola per aromatizzare l’alito oppure, come riporta Dioscoride, come farmaco per l’asma, mentre testi greci lo ritengono efficace per il mal di testa, l’epilessia e contro i vermi.

Ma da quali prodotti è costituito un profumo?

I prodotti profumati sono una miscela di sostanze di estrazione di origine naturale (vegetale ed in minor misura animale) e di sostanze sintetiche.

Per l’utilizzazione delle sostanze vegetali ci si rivolge alle varie parti di una pianta, dai fiori alle foglie, corteccia, radici etc. Per poterle prelevare si utilizzano tre tipi principali di processi di estrazione:

  • Idrodistillazione, antica tecnica che utilizza gli alambicchi che presenta un rendimento relativamente basso;
  • Estrazione con solventi volatili, tecnica che prevede l’immersione (a freddo prevalentemente) a più riprese delle piante in solventi, tra cui quello più utilizzato è il biossido di carbonio. Con questa tecnica il solvente agisce da estrattore delle sostanze. Alla fine del processo si raccoglie una soluzione concentrata distillata sotto vuoto.
  • Estrazione con solventi non volatili, con la quale vengono utilizzati, come estrattori, prodotti grassi nei quali risultano solubili la maggior parte delle sostanze volatili odorose. Tecnica molto antica che prevede l’utilizzo, come estrattori,  di “sego” (grasso di equini, bovini o ovini) e di strutto (grasso di maiale) mescolati tra loro in proporzione di 30/70. Il processo di estrazione può avvenire a caldo oppure a freddo, quest’ultimo praticamente abbandonato per l’elevato costo della manodopera necessaria e per i lunghi tempi che occorrono per portare a termine il procedimento. In entrambi i procedimenti si ottengono pomate.

Per gli agrumi si utilizza invece un altro procedimento denominato Espressione a freddo, tecnica meccanica nella quale il fiore viene posto in un tamburo rotante provvisto di punte d’acciaio che lacerano il fiore; l’olio essenziale che così viene prodotto viene trascinato via da acqua. La miscela (acqua+ olio essenziale) viene centrifugata e si ottiene l’olio puro.

Le materie animali oggi meno impiegate per via del prezzo più elevato rispetto a quelle vegetali, sono rappresentate principalmente dal muschio, dall’ambra grigia e dallo zibetto.

Il muschio (musk) viene prodotto dal mosco siberiano (Moschus moschiferus) un piccolo cervo con due zanne che gli servono per staccare il muschio di foresta di cui si nutre.  Sotto la pancia ha due ghiandole pelose che producono piccole palline di una sostanza  nera molto odorosa, il muschio appunto. Soltanto il cervo maschio produce il muschio che va seminando per delimitare  il suo territorio.  In genere tre piccoli grani di un grammo servono per fare un litro di profumo alcolico. Secondo una antica ricetta il muschio unito ad altri ingrediente  tra cui l’ambra grigia, lo zafferano iraniano  e le perle di mare ha un potente effetto afrodisiaco.

Lo Zibetto (civetta africana) è un piccolo felino africano. L’essenza “zibetto” è ricavata dalla  secrezione delle ghiandole perianali dell’animale. Lo Zibetto strofina il suo posteriore sui tronchi e sulle rocce per marcare il territorio e segnalare la sua presenza ai rivali e alle femmine. Il famoso Chanel  n. 5 lanciato sul mercato nel lontano 1921,  contiene  tra le numerose essenze, anche quella dello zibetto.

L’ambra grigia è invece  una secrezione biliare prodotta in maniera naturale dal capodoglio, ed ha la funzione di proteggere le mucose intestinali di questo animale dai resti dei molluschi dei quali il capodoglio si nutre. L’ambra grigia si forma di solito in maniera naturale, in quanto viene espulsa dal capodoglio con le feci, oppure rigurgitata (motivo per cui l’ambra grigia è anche conosciuta come “vomito di capodoglio”) quando l’accumulo all’interno dell’animale  risulta eccessivo per essere espulsa  attraverso le feci. Anche l’ambra grigia   è costituita da una  sostanza organica naturale che contiene un feromone così come le due precedentemente descritte.

Numerose sono invece le sostanze di origine sintetica; tra queste ve ne sono molte che imitano le caratteristiche olfattive dell’ambra grigia o del muschio.

Le caratteristiche  olfattive del profumo sono descritte dalle cosiddette note olfattive che vengono divise in tre classi: le note di testa (prodotte da sostanze molto volatili, forniscono la prima impressione olfattiva), le note di cuore (meno volatili) e le note di fondo (prodotte da sostanze chiamate anche fissatori, sono ancora meno volatili e  tendono ad impregnare cute e vestiti). L’unione delle sostanze che producono le tre “note” danno origine alla cosiddetta “composizione del profumo”.  In genere la miscela di base di un profumo contiene il 25% di ciascuna delle sostanze  che producono le note di cuore e di testa mentre il restante 50% appartiene a quelle che generano le note di fondo. La “composizione” a sua volta viene diluita in etanolo al 96% in proporzione variabile in base a ciò che si vuole ottenere; per ottenere per esempio una “eau de toilette” avremo circa il 15% di “composizione” diluita nell’ 85% di etanolo mentre un’acqua di colonia sarà maggiormente diluita raggiungendo solo circa il 3% di “composizione”.

Essendo costituito da sostanze volatili un profumo è soggetto a processi di denaturazione dell’odore iniziale prevalentemente per la riduzione /scomparsa delle sostanze che producono le note di testa (le più volatili); inoltre la luce può provocare processi di ossidazione a carico di altre sostanze (soprattutto terpeni e derivati). Questo spiega perchè a distanza di tempo le caratteristiche odorose di un profumo possono alterarsi.

Come visto i profumi sono prodotti costituiti da sostanze solubili nell’etanolo o nei corpi grassi per cui è facile per loro fissarsi sulla cute ed è proprio  questo potere di fissazione che talvolta può generare reazioni allergiche, irritative,  di fotosensibilizzazione come:

  • dermatite irritativa da contatto (DIC)
  • dermatite allergica da contatto (DAC)  
  • comedogenesi (favoriscono la formazione di comedoni),
  • eritema
  • dermatite orticarioide (caratterizzata dall’insorgenza, in breve tempo, di ponfi nelle sedi di contatto con il profumo)
  • fotodermatite anche di tipo allergica.

Le vie attraverso le quali si manifesta una reazione allergica/irritativa sono molteplici: per esempio, un eczema  sul collo può essere causato:
• da un contatto diretto;
• da una reazione a distanza: applicazione di un prodotto su una parte del corpo diversa dal collo;
• da una reazione trasportata dalle mani: l’allergene è trasportato dalle mani;
• da un contatto aereo: l’allergene è veicolato dall’aria;
• da una reazione per trasmissione: l’allergene è portato e trasmesso da una terza persona ;
• da una reazione da fotosensibilizzazione: attraverso il sole, una molecola in teoria ben tollerata diviene un «fotoallergene» e l’eruzione legata al prodotto compare prima di tutto sulle zone esposte al sole.

Questi i sintomi e segni che più frequentemente accompagnano questi tipi di dermatite:

  • Eritema
  • Edema
  • Desquamazione
  • Vescicole
  • Ragadi
  • Pigmentazione.

Spesso succede che irritazione e allergia vengano confuse. La diagnosi clinica  differenziale è delicata, tanto più che alcuni prodotti sono al tempo stesso irritanti e allergeni. I segni clinici pertanto solo teoricamente dovrebbero essere diversi tra dermatite irritativa e dermatite allergica. In realtà spesso sono quasi identici, rendendo la diagnosi differenziale difficile.  Tuttavia, un’anamnesi minuziosa che riveli l’intensità dei segni soggettivi sofferti dal paziente e i segni obiettivi osservati dal medico, eventualmente completati da un esame allergologico, permettono il più delle volte una diagnosi eziologica.

La diagnosi di allergia ai profumi si può fare con test epicutanei con gli allergeni della cosiddetta “batteria standard ICDRG ” indicatori della allergia ai profumi  (sostanze o miscele di sostanze che si ritiene siano maggiormente responsabili di allergie):

  • profumazioni- mix I e II,   
  • balsamo del Perù e
  • colofonia

Una volta accertata la lesione dermatologica occorre:

    • eliminare il prodotti  che si ritiene possa aver causato la reazione  
    • pulire la cute con lozioni neutre o con acqua termale;
    • asciugare dolcemente tamponando con un fazzoletto di carta (non di cotone);
    • applicare delle creme contenenti molecole scelte secondo il tipo di irritazione, calmanti, nutrienti o cicatrizzanti: aloe vera, centella asiatica, vitamine A, E, acidi grassi essenziali, ceramidi, karité, allantoina, alfabisabololo o anche cold cream o cerati;     
    • applicare creme antisolari contenenti filtri minerali in caso di esposizione al sole;
  •  evitare le applicazioni di creme cortisoniche: queste creme non agiscono sull’irritazione, ma rendono la cute più fragile e leniscono solo momentaneamente. Questo effetto lenitivo transitorio spinge a ripetere le applicazioni di cortisonico, creando così una «dipendenza che, poco a poco, può essere all’origine di una «dermatite da corticosteroidi»: la cute diventa assottigliata, eritematosa, fragile, percorsa da una moltitudine di piccoli vasi, sempre più sensibile e fonte di reazioni vasomotorie.

Occorre anche ricordare che i profumi possono essere responsabili di reazioni tossiche che si verificano  quando alcune sostanze contenute negli oli essenziali vengono utilizzate come farmaci. E’ il caso della canfora, della menta e dell’eucalipto che possono provocare nei neonati manifestazioni neurologiche di tipo convulsivo quando vengono utilizzate per applicazioni locali.

Tra le sostanze maggiormente allergizzanti e/o con potere tossico comunemente utilizzate nei profumi vi sono i terpeni, gli ftalati ed i muschi sintetici.

Allo scopo di quantificare la presenza  di composti chimici  ritenuti tossici nel 2005 Greenpeace ha commissionato uno studio ad un laboratorio perché  stabilisse i contenuti di muschi e/o ftalati in un campione selezionato a caso di marche di profumi. L’indagine ha riguardato 36 marche diverse di eau de toilette e eau de parfum. I risultati hanno confermato che determinati muschi sintetici, in particolare i muschi policiclici galaxolide (HHCB) e tonalide (AHTN), nonché alcuni ftalati, in particolar modo il dietilftalato (DEP), vengono comunemente utilizzati nell’industria dei profumi.

Per completezza di informazione  si ritiene utile riferire su di  uno studio condotto da ricercatori del South Carolina Center for Biotechnology  che hanno messo in relazione l’uso di prodotti profumati con l’insorgenza dell’autismo. Gli autori hanno dimostrato come  la maggior parte delle sostanze sintetiche di cui sono costituiti i profumi risultano altamente mutagene anche a concentrazioni molto basse  e causare di conseguenza significative alterazioni  a carico delle  cellule embrionali nervose  anche a quei livelli di concentrazione   che si prevede possano essere presenti in un cervello fetale se la madre viene esposta durante la gravidanza  a queste sostanze. Gli ASD o disordini dello spettro autistico sono condizioni dello sviluppo caratterizzate da deficit nell’interazione sociale, nella comunicazione verbale e non verbale e da modelli di comportamento ossessivi e stereotipati. Anche se non c’è un marcatore neurofisiologico affidabile associato agli ASD, è stata tuttavia documentata  con una certa frequenza negli autistici una  disfunzione del bulbo olfattivo (OB). Partendo da queste premesse gli autori  ipotizzano  che l’esposizione a queste sostanze  possa  essere capace di modulare lo sviluppo del bulbo olfattivo e quindi essere responsabili della insorgenza dell’autismo.

 Attualmente  i cosmetici sono sottoposti a una serie di valutazioni e controlli, nell’ambito di una normativa specifica rappresentata dal Regolamento Europeo  1223/2009 che contiene una serie di disposizioni che garantiscono la sicurezza del cosmetico sotto vari punti di vista (dal metodo di fabbricazione al controllo degli ingredienti, dall’obbligo delle informazioni da dichiarare in etichetta alle valutazioni eseguite da un esperto). Essendo il Regolamento rivolto a tutti gli stati membri, esso prevede che alcune informazioni presenti in etichetta (es. funzione, avvertenze e modalità d’uso, ecc.) siano riportate nella lingua ufficiale del paese in cui il prodotto viene commercializzato. Tra le numerose disposizioni a cui i produttori devono attenersi per l’immissione in commercio di un prodotto vi è per esempio  l’obbligo di inserire  sulla etichetta l’elenco degli ingredienti  nell’ordine decrescente di peso al momento della incorporazione. Il Regolamento è corredato inoltre di nove allegati di cui il numero 2 riporta un elenco delle sostanze vietate che non possono essere utilizzate nei cosmetici. 
L’elaborazione dell’elenco viene predisposto in base agli studi effettuati da varie organizzazioni prima fra tutte dal RIFM (Research Institute for Fragrance Materials) organismo di ricerca internazionale che raccoglie farmacologi, dermatologi, tossicologi  che effettuano studi sui prodotti cosmetici con riguardo alla valutazione sulla eventuale tossicità dei loro componenti. Gli studi effettuati vengono pubblicati sulla rivista Food and Chemical Toxicology.

La Cosmetovigilanza (organismo nazionale previsto  dall’art. 23 del Regolamento Europeo n.1223/2009) raggruppa  invece l’insieme delle attività per la raccolta e la gestione delle segnalazioni di effetti indesiderabili attribuibili all’uso di un cosmetico con lo scopo di facilitare la sorveglianza post-marketing e trasmettere le segnalazioni degli effetti riconosciuti come gravi alle autorità competenti degli altri Stati membri.

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