acufeni, i rumori nelle orecchie

20 Febbraio 2017 0 Di Alessandro Livi

Gli acufeni o tinniti sono un disturbo caratterizzato da rumori che sotto diversa forma (fischi, ronzii, fruscii, crepitii, soffi, pulsazioni ecc.) vengono percepiti in una o in entrambe le orecchie  oppure nella testa. Possono risultare fastidiosi a tal punto da influire sulla qualità della vita. Si stima che in Italia una persona su 5 soffra di questo disturbo. A dimostrazione di quanto gli acufeni abbiano afflitto le popolazioni sin dalla antichità è possibile riscontrare numerosi documenti storici in cui si parla dei possibili rimedi. Basti rammentare  quanto contenuto nel papiro di Ebers (2500 A.C.) dove viene descritta l’infusione di una miscela a base di olio di balanite. Le cause più frequentemente associate agli acufeni sono i traumi acustici, i traumi cranici, le malattie dell’orecchio interno  (otosclerosi e sindrome di Meniere) e l’assunzione di farmaci ototossici quali alcuni antibiotici. Nel 60% dei casi tuttavia la causa rimane sconosciuta. Il sintomo, secondo studi epidemiologici recenti, sembra colpire circa il 20% della popolazione con maggior frequenza nella fascia di età tra i 40 ed i 60 anni. Proprio a fronte delle numerose teorie causali e della assenza riconosciuta di motivi nella maggioranza delle situazioni, numerosi ed estremamente variabili tipi di trattamento, farmacologico e non, sono stati tentati nella cura degli acufeni. Tra i farmaci sono stati utilizzati:

-i cosiddetti farmaci “vasoattivi”  cioè in grado di aumentare il flusso di sangue  sia a livello cerebrale che locale (orecchio). A livello pratico nessuno di questi farmaci si è dimostrato sicuramente in grado di determinare effetti positivi sul decorso dei sintomi;

-gli agonisti istaminici  (tra cui il “Microser”)  anch’essi privi di dimostrata efficacia;

-anestetici locali  come la lidocaina che pur ottenendo una riduzione significativa del disturbo,  peraltro temporanea, il suo uso determina alta incidenza di effetti collaterali;

-farmaci anticonvulsivanti, ipnotici,  sedativi ed antidepressivi triciclici anch’essi privi di efficacia dimostrata oltre che causa di effetti collaterali.

La letteratura è inoltre colma di studi che hanno testato una varietà infinita di altri farmaci (melatonina etc), integratori (zinco) e sostanze omeopatiche senza aver aggiunto elementi significativi per la cura  dell’acufene.

Tra i trattamenti non farmacologici si ricorda:

la applicazione di impianti cocleari in soggetti affetti da grave ipoacusia (sordità) il cui uso può determinare  una significativa riduzione dei rumori acustici spesso anche controlateralmente alla sede di impianto;

agopuntura, ultrasuoni, ipnosi e laser  non hanno dimostrato efficacia clinica;

tecniche di rilassamento e psicoterapia che benchè non abbiano determinato miglioramenti sul sintomo hanno d’altro canto dimostrato  effetti positivi sulla sintomatologia ansiosa associata  con miglior accettazione del disturbo.

E’ utile rammentare, sebbene non supportato da studi clinici “controllati” il trattamento chirurgico  basato sulla “decompressione microvascolare del nervo cocleare” che basa il suo presupposto sul fatto che la compressione del nervo (da parte di una arteria che lo incrocia) potrebbe determinare una azione irritativa interpretabile dal sistema nervoso come un suono. Risultati positivi sono stati descritti in una percentuale variabile dal 40 al 60% dei casi.

Breve trattazione a parte merita il fenomeno del “mascheramento dell’acufene“. Nel XIX secolo già Itard, padre della moderna audiologia, suggeriva l’ascolto di rumori esterni simili all’acufene. Egli proponeva, per esempio, il rumore prodotto dal fuoco di legna fresca per gli acufeni di elevata frequenza, mentre per quelli a bassa frequenza consigliava il rumore prodotto dal fuoco di legna secca. Raccomandava inoltre il soggiorno nei mulini dell’epoca in quanto il rumore dell’acqua corrente era in grado di mascherare i rumori auricolari. A Vernon nel 1974 si deve la realizzazione del primo ” mascheratore di acufeni”; si trattava di una semplice protesi auricolare ed il rumore elettrico che si generava dal circuito era in grado di mascherare l’acufene. Con il tempo sono state messe a punto apparecchiature più sofisticate tutte che si basano sul principio della produzione di un suono che, simile per intensità e frequenza, è in grado di mascherare l’acufene. Per la produzione di questi suoni mascheranti si ricorre anche  alla musica prodotta da dispositivi “indossabili” simili ai lettori cd

Il sistema di sonorizzazione inglobato in questo cuscino è composto da due speciali mini diffusori acustici dello spessore di circa 10 mm. Questi altoparlanti  opportunamente posizionati dentro il cuscino consentono un ascolto personalizzato delle melodie.

oppure a particolari tipologie di rumore provenienti da dispositivi particolari come cuscini o “dispositivi da comodino” oppure strumenti in grado di veicolare ultrasuoni per via ossea. Nonostante il particolare ingegno utilizzato per la costruzione dei vari dispositivi c’è da dire che i risultati sulla efficacia di questi mascheratori si è dimostrata dubbia, tuttavia, secondo alcuni esperti, esistono alcuni aspetti peculiari del mascheramento che non sono stati adeguatamente studiati e che potrebbero in effetti indurre effetti positivi su questi disturbi.

Ultima metodica analizzata è quella denominata “Tinnitus Retraining Therapy” (TRT) il cui principio si basa sulla induzione della assuefazione al’acufene  assuefazione che può manifestarsi solo per stimoli ai quali non siano associate forti sensazioni negative. Questo metodo in pratica si basa sulla teoria che il cervello è potenzialmente capace di imparare nuovi percorsi in grado di attenuare l’impatto negativo esercitato dagli acufeni. Il trattamento si basa quindi su un’opera di rieducazione allo scopo di rimuovere le reazioni emozionali ed eventualmente anche la percezione dell’acufene. L’assuefazione agli acufeni non è altro che l’utilizzo di processi naturali mentali per abituarsi alla percezione dell’acufene, non è quindi l’evento in sè ma la sua percezione, e la reazione a questo, che rappresenta il vero problema. Tale trattamento associa una terapia riabilitativa ad un procedimento  di arricchimento sonoro e richiede la collaborazione di più figure professionali. La terapia si è dimostrata efficace, secondo alcuni studi, fin  nell’80% circa dei pazienti i quali hanno ottenuto i migliori risultati con un trattamento non superiore ai due anni.

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