storia dei vaccini. parte 2

24 Novembre 2016 0 Di Alessandro Livi

Fino a qualche decennio fa, le malattie epidemiche rappresentavano un vero dramma per gli uomini. Il terrore di essere contagiati e l’impotenza di fronte a malattie che in poco tempo potevano stravolgere la vita di una comunità rappresentavano la  cruda realtà di chi viveva nell’era pre-vaccini. Chi riusciva a sopravvivere spesso, come nel caso del vaiolo, portava su di sè i segni della crudezza della malattia. Il 1796 può a giusta ragione essere considerato l’anno dell’inizio dell’era dei vaccini. Nel settecento le epidemie di vaiolo seminavano il terrore tra la gente non solo per l’elevata mortalità che provocavano, ma anche perchè i sopravvissuti rimanevano perennemente sfigurati. Il volto si riempiva prima di pustole e poi di cicatrici. La paura era così grande che in Turchia era diffuso l’uso di infettarsi di proposito con il siero delle pustole delle persone colpite in forma lieve dal vaiolo. Si pensava così di creare una sorta di immunità e di evitare conseguenze più gravi. Avveniva però che alcune persone si ammalassero ugualmente e morissero. Anche i bovini venivano colpiti da una forma lieve di vaiolo, detto vaiolo bovino o vaccino. Le donne addette alla mungitura, che frequentemente contraevano il vaiolo bovino, difficilmente venivano colpite dal vaiolo umano ed erano tra le poche persone senza cicatrici sul volto. Nel 1778 il medico ingle Edward Jenner della Contea di Gloucester iniziò a studiare la resistenza delle mungitrici alla malattia cercando una spiegazione scientifica. jennerNel 1796 Jenner fece un esperimento che si rivelò di estrema importanza nella lotta al vaiolo. Ad una mungitrice che aveva contratto il vaiolo bovino estrasse il siero dalle pustole presenti sulle mani e lo inoculò in un bambino di 8 anni attraverso 2 incisioni sul braccio. Sei settimane più tardi, Jenner infettò il bambino con il virus del vaiolo umano e rimase sorpreso nel vedere che la sua ipotesi era corretta. Il bambino non contrasse la malattia. Data l’origine del composto immunizzante, il virus “vaccinia”, Jenner coniò il termine “vaccino”. La scoperta fu talmente importante che in Inghilterra, a partire dal 1840, la vaccinazione divenne obbligatoria per tutti. La prima nazione a dare il buon esempio con una vaccinazione di massa fu però la Francia per opera di Napoleone che nel 1805 prescrisse la vaccinazione di tutti i soldati che non avevano ancora contratto la malattia. Nel 1834 fecero egualmente l’esercito di Prussia e quello del Regno di Sardegna. In italia, in particolare, l’obbligo fu sancito dalla Legge  Crispi-Pagliani del 22 Dicembre 1888. Solo dopo la metà dell’800 gli studi sulle malattie infettive raggiunsero nuovi importanti obbiettivi grazie soprattutto alle ricerche del medico tedesco Robert Koch (scopritore del bacillo di Koch, responsabile della tubercolosi) del medico francese Louis Pasteur (che usò per la prima volta un virus atttenuato della rabbia per ottenere immunità contro l’infezione) e del polacco Albert Sabin celebre per aver scoperto nel 1960 un vaccino orale contro la poliomielite. Nonostante i continui progressi nel campo della medicina, le vaccinazioni stentavano ad affermarsi sia per i limiti nella ricerca medica sia per la mancanza di frequenti ed approfondite campagne di sensibilizzazione sulla salute pubblica. l’immunizzazione contro le più comuni malattie infettive dell’infanzia si diffuse infatti solo verso la metà del Novecento. Il principale stacolo all’uso dei vecchi vaccini era il metodo di produzione, la semplice inattivazione (con il calore o con mezzi chimici) dei microorganismi patogeni. Per questo motivo veniva inoculato al paziente un vaccino che portava con sè una elevata quantità di proteine derivanti dal microorganismo ucciso ed impurità provenienti dai terreni della sua coltura, tutte cose che potevano causare anche gravi effetti collaterali. La vera rivoluzione dei vaccini avvenne verso i primi anni ottanta del secolo scorso  e fu il frutto delle conoscenze accumulate negli anni precedenti sul codice genetico dei microorganismi.vac I nuovi vaccini quindi vengono costruiti seguendo un principio estremamente semplice: individuare per ogni germe che causa una malattia batterica o virale le sostanze (generalmente proteine) che, somministrate in un soggetto sano, provochino una buona risposta immunitaria e siano in grado di lasciare nell’organismo  “la memoria di sè”.  Un esempio è costituito dai vaccini a DNA che consistono in sequenze geniche di specifico interesse (cioè del germe che causa la malattia che si vuole prevenire o trattare) in grado di codificare proteine antigeniche immunizzanti. Con la preparazione di questo tipo di vaccini si sono ottenuti dei vantaggi rilevanti: maggiore attività, purezza e sicurezza di standardizzazone, minori effetti collaterali, larga possibilità di produzione e riduzione dei costi.

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